Renzi, o della ‘trasversalità’

Renzi tocca il vertice del gradimento e il Pd va oltre il 30%

Vi sono in questa rilevazione demoscopica almeno tre o quattro elementi che vale la pena di considerare con attenzione. In primo luogo riscontriamo una vitalita` dell’elettorato che appare davvero sorprendente, se appena consideriamo i caratteri usuranti della crisi italiana, le componenti autodistruttive messe in luce dal sistema politico nel suo complesso, la lunga stagione delle delusioni, delle promesse  e delle riforme mancate,  del malcostume diffuso.   Stiamo parlando in particolare del grande riscontro di opinione raccolto dal segretario del Pd Renzi.  Per tutti gli anni della Seconda Repubblica, non era infatti mai accaduto che un leader politico raggiungesse una popolarità cosi` diffusa e cosi` trasversale. Tutti quelli che lo hanno preceduto infatti hanno raccolto fiducia e consensi in modo pressoche` esclusivo all’interno del proprio bacino di riferimento, senza mai attingere ai voti o perfino alla simpatia degli elettori dell’altro campo.  Da straordinario polarizzatore, Berlusconi fece il pieno fra i ‘propri’ ma non lambi` minimamente il perimetro di consensi del centro-sinistra.  E lo stesso di puo` dire di D’Alema, piuttosto che di Veltroni o dello stesso Prodi: con maggiore o minore intensita` raccoglievano stima e consensi in ‘casa’, suscitando invece profonda sfiducia o addirittura odio nel campo avversario.  Renzi sembra appartenere ad un’altra dimensione e poco importa che cio` accada perche` l’elettorato e` destrutturato o smarrito, o per sue doti personali: cio` che conta e` che egli mostra di suscitare fiducia, attenzione e speranze (forse troppe) all’interno dell’opinione pubblica nel suo complesso.  Non era mai capitato che un leader di partito raggiungesse il 58% di consensi e non era mai capitato – e questa e` un` ulteriore novita`  – che egli non trovasse rivali ne` sulla sua strada, ne` in campo avverso.   E’ l’unico leader ‘totale’ presente sulla scena, gli altri  – Grillo, Berlusconi, lo stesso Letta – sono ‘potenze’ regionali, capaci al massimo di coprire il perimetro di riferimento del proprio partito.   In secondo luogo – lo vediamo dalla distribuzione delle intenzioni di voto – troviamo la riconferma della tendenza tripolare uscita dalle elezioni politiche del 2013. Il M5S aldila` del proprio auto isolamento, di una tattica parlamentare che spesso lascia perplessi, di una strategia che talvolta appare disancorata da qualsiasi obiettivo politico raggiungibile, appare forte e strutturato e ben capace di approfittare degli errori degli altri.   Forza Italia di Silvio Berlusconi  – pur con l’incognita di un leader che fra breve sara` agli arresti domiciliari – appare rinvigorita e stabilmente oltre il 20%.  Il PD dal canto suo a partire dalla affermazione di Renzi, e` cresciuto stabilmente collocandosi oltre il 30% e mostrando  – ne e` la spia proprio la fiducia nel segretario  – dei margini di crescita che ad oggi restano inesplorati e per molti versi insondabili.    La tripartizione di cui abbiamo parlato a sua volta, ha implicazioni severe sul piano politico complessivo.  Da un lato abbiamo la riconferma che tra Pd e FI non vi sono spazi politici percorribili:  oggi cio` che resta del partito di Monti e di Casini unito a quello di Alfano supera a stento il 7%, domani con l’eclissi inevitabile di Berlusconi, naturalmente i giochi potrebbero riaprirsi. Una cosa tuttavia e`certa: oggi i cosiddetti ‘moderati’ non esistono piu` e fra breve l’elettorato di centro-destra, viziato dalla leadership berlusconiana, rimarra` privo di ancoraggi. Non si vede infatti all’orizzonte una figura capace di inserirsi nel solco tracciato dal signore di Arcore. Un’ultima importante notazione che indirettamente emerge dal sondaggio – sia dalla domanda sull’opportunita` dell’incontro Berlusconi/Renzi, che dallo score di fiducia di quest’ultimo, che dai consensi potenziali del Pd – e` legata alla sconfitta e alla rotta degli eredi testamentari del PCI.  Nell’arco di un paio di mesi infatti abbiamo trovato la conferma di un declino definitivo che ci e` apparso legato agli uomini, alle strategie, alla progettualità` e alla capacita di capire cosa vuole la gente.  Le idee di sinistra naturalmente restano, ma hanno smarrito progetto, involucro, parole e rappresentanza. Roba che probabilmente – e in termini assai diversi – potra`  riemergere solo nel lungo periodo.

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