L’irresistibile gioventù di Matteo Renzi

I rischi e le opportunità che assediano l’aspirante alla Presidenza del Consiglio

Nei giorni scorsi ci era capitato di ipotizzare alcuni possibili scenari – non tanto o non solo per il PD, ma per il paese – giungendo alla conclusione che qualora il giovane segretario del PD si fosse azzardato a prendere la guida del Governo, il cammino si sarebbe ben presto rivelato pieno di incognite.

RenziOra – a dar retta alla stampa, ma anche a osservatori privilegiati e assai prossimi al segretario del PD – sembra che la prospettiva Renzi come Primo Ministro stia prendendo peso ad ogni ora che passa.   Proprio in queste ultime cinque parole si coglie, a mio modesto,  parere il primo sintomo di debolezza del neo-candidato a Palazzo Chigi?  Che significa infatti ad ogni ora che passa? Che le dinamiche politiche hanno un corso definito da eventi superiori e imperscrutabili, un fiume carsico che all’improvviso imprevedibilmente affiora alla superficie?

Che vi sono pressioni da parte dell’establishment economico e finanziario, dagli uomini del suo partito, dai vertici istituzionali,  dai media,  perche` egli vada alla guida del paese? E perche`? Forse per scongiurare chissa` quale terribile catastrofe imminente, un nuovo imprecisato pericolo? Che la Patria sia in pericolo e noi per tutto il tempo del Governo guidato da Letta non ce ne siamo accorti?

Che il governo delle intese prima ‘larghe’ e poi ‘strette’,  fosse ai minimi termini e vastamente inadeguato a risolvere i grandi strutturali nodi del paese, lo sapevamo da tempo.   Che fosse – questo governo – un vicolo stretto e inevitabile visto l’esito delle elezioni, il prodotto di un pasticcio (quello bersaniano) e di un gruppo dirigente dal destino esaurito (quello dei post-comunisti del PD) era altrettanto chiaro.  Che dal doppio polo padronale rappresentato da FI di Silvio Berlusconi e dal M5S  proprieta` privata del duo Grillo/Casaleggio, ci potesse essere ben poco da aspettarsi era ovvio. Cos’e` accaduto perche` bisognasse turbare tanta quiete?  E` accaduto che Renzi ha stravinto le elezioni primarie, ha tagliato come il burro l’opinione pubblica italiana e – abbiamo ragione di temere – sia oggi vittima e testimone, governatore e suddito della propria (sacrosanta) lucente ambizione.    Ragazzi, se e` come appare, con l’ambizione non si va a patti. L’ambizione, in politica, nello sport, in azienda, si nutre di successi e finisce per produrre un involucro lucente e – di questi tempi – impermeabile alla ragione e al trascorrere del tempo: oggi spesso l’ambizione e` ‘tutto e subito`. Vale per tantissimi (giovani e meno giovani) e vale anche per Renzi, talento puro, giovane e assolutamente inedito prodotto del laboratorio politico italiano.

Cosa lo spinge verso Palazzo Chigi? La convinzione che lui puo` farcela, lui puo` riuscire dove altri (D’Alema, Veltroni, Bersani, Letta compreso) hanno fallito. La sicurezza che la sua capacita` propulsiva, possa riuscire a smuovere resistenze nel corpo profondo del sistema politico italiano, e che in alternativa,  sara` lui a dettare i tempi per eventuali elezioni anticipate.  Magari ce la fa. Magari questo azzardo si traduce in una vittoria. Magari le Finocchiaro di turno e le loro repliche, i Fioroni e i loro “copia-e-incolla”,  le stesse addestratissime falangi berlusconiane,  avvertono la presenza “dell’uomo nuovo”  e si piegano:  la legge elettorale va magicamente in porto e pure ne vien fuori qualcosa per esodati e giovani e disoccupati. Magari.  Mi scrive un amico da Milano: “Sai che Renzi mi e` antipatico, ma sono preoccupato degli effetti di un establishment politico, economico e istituzionale che tende a corrodere chiunque non faccia parte dell’orchestra”.  C’ha pensato bene il nostro giovane o si limita a seguire le pulsioni – potenti – della gioventu` e il desiderio di ‘plasmare’ il mondo? Dice  – Renzi – di disprezzare gli ‘idealisti’. Corre il rischio di rimanere preda del proprio illusivo ‘idealismo’.

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