Comunicazione e contenuti nella strategia del Premier

‘La narrazione’ del Premier ha il sopravvento anche grazie alla credibilità perduta dei suoi avversari

Vi sono – ogni qualvolta si parla di Matteo Renzi – due piani che si sovrappongono in maniera cosi` forte da diventare pressoche` irriconoscibili: il piano del merito delle misure o delle riforme che il Premier persegue e quello del consenso che riscuote.   Accade dunque che il secondo piano – quello dei consensi –  assai spesso offuschi la qualita`, l’efficacia e l’impatto delle riforme promesse.  I consensi ad oggi appaiono infatti elevatissimi: non ricordiamo nessun Premier che abbia fatto registrare un cosi` elevato e trasversale livello di fiducia, ne` ricordiamo un vuoto intorno a lui – sempre in termini di gradimento – cosi marcato. Basti pensare che i leader degli schieramenti avversari (si chiamino Berlusconi,  Alfano, Salvini o Grillo) arrancano fra 25 e i 40 punti di distanza.  Guardano con fiducia a Renzi gli elettori del Pd, larga parte di quelli di Forza Italia, dell’Ncd e addirittura un segmento significativo di elettori del Movimento Cinque Stelle.  Meno nitido appare il gradimento per le sue ipotesi di riforma: si tratti di riforma elettorale o – per quanto se ne conoscano i dettagli – di riforme legate al mercato del lavoro e al rilancio dell’economia.

Cio` che conta tuttavia e` che gli aspetti di contenuto, non sembrano pesare sui consensi personali e di partito che Renzi raccoglie (stante le rilevazioni demoscopiche dei vari istituti lo stesso  Pd e` salito di 7/10 punti rispetto alle recenti elezioni politiche). Tutto cio` a suo volta ha un doppio significato: da un lato ci dice che nell’ascesa e nella attuale ‘fortuna’ di Renzi pesano  aspetti diversi dal merito delle questioni di cui si fa portavoce, dall’altro che andrebbe indagata la qualità e il tipo di loyalty che egli riscuote.  La ‘fortuna’ di Renzi a nostro avviso ha moltissimo a che fare con gli insuccessi pesanti di chi lo ha preceduto (non negli ultimi mesi, ma negli ultimi vent’anni), ma soprattutto  con la promessa di ‘movimento’ dall’inerzia in cui era scivolato il paese. Renzi scuote, rompe, sbaracca i nemici di ieri e di oggi, uccide passato e presente e si  – ci – proietta nel futuro.   Non importa cosa fa: fa, e gia` questo nell’immaginario collettivo di grande parte del paese costituisce un fatto straordinario.  Importa l’antipolitica all’interno del Partito Democratico –  che cosa c’è di piu` antipolitico della parola ‘rottamazione’? – e contemporaneamente sembra riportare la ‘politica’ al centro sia dell’attenzione generale  che della sua funzione decisionale! L’astinenza era stata così prolungata che all’improvviso nessuno sembra badare più alle cose, al merito, agli effetti che le riforme avranno sugli equilibri istituzionali,  piuttosto che sul mercato del lavoro.  Accade che uno dei suoi ministri candidamente osservi che il Jobs Act ‘non aumenterà la precarietà` con ciò sottintendendo che inevitabilmente  non la diminuira`. Ma non accade nulla semplicemente per un fatto: perchè i soggetti che oggi gridano al ‘dramma della precarietà’,  sono gli stessi che l’hanno nutrita, fatta crescere, tollerata o fintamente combattuta –  a vario titolo e con diverse  intensità naturalmente.   Ecco perchè i fatti oggi diventano opachi e sembrano non contare: perche` chi di quei fatti potrebbe parlare ha perso da tempo la credibilità` per farlo.  Giustamente valgono di piu` le ‘promesse’ di Renzi.   Ecco la ragione della loyalty che raccoglie a piene mani.   Ma siamo sicuri che si tratti davvero di loyalty, di fiducia, di consenso? Su questo ci permettiamo di dubitare.  Abbiamo piuttosto la sensazione che i sondaggi testimonino di una attesa, di un investimento: piu` che stare a fianco di Renzi, ci si aspettano cose da lui, si scommette su di lui, perche` tutti gli altri cavalli sono azzoppati e la pista ora e` solo sua.  Un giorno  – e sara` un risveglio – riprenderemo a ragionare dei fatti, delle cose, della natura delle riforme….Speriamo che si tratti di un risveglio lieve.

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