Doggy bag, tendenza in crescita

Il 2 agosto scorso il Senato ha approvato in via definitiva una legge sugli sprechi alimentari.

Tra i tanti comportamenti virtuosi che possono contribuire alla riduzione dello spreco di alimenti c’è anche l’abitudine, molto diffusa in Paesi come gli Stati Uniti o caldeggiata fortemente anche attraverso una legge ad hoc, come in Francia, di portare a casa gli avanzi del proprio pasto consumato al ristorante (la così detta doggy bag).

In Italia il 36% dei nostri connazionali chiede, spesso o talvolta, di portare a casa gli avanzi, e il 17% lo fa raramente.

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Questo dato è incoraggiante per due motivi: perché segnala un aumento significativo rispetto allo scorso anno, quando dichiarava di chiedere la doggy bag solo il 20% degli intervistati, e perché rivela che questo comportamento è molto diffuso tra i giovani (riguarda il 46% dei 18-24enni) che dimostrano così una certa coscienza ecologica e sensibilità verso il tema dello spreco, e forse anche una maggior facilità nel rompere alcuni schemi del comportamento alimentare tradizionale.

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Al Nord Est la percentuale di chi esce dal ristorante con la sua ‘scatola da asporto’ sale al 49%: forse qui c’è una tradizione più lunga di abitudini alimentari volte a ridurre gli sprechi?

Chi non chiede la doggy bag, invece, è in maggioranza chi dichiara di non lasciare mai nulla nel piatto quando va a mangiare fuori, ma c’è anche chi crede che non sia buona educazione o, addirittura, che sia un comportamento volgare e ‘da poveracci’, e sono soprattutto i più anziani a pensarla così.

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