Il gusto italiano

Il gusto degli italiani è qualcosa di universalmente riconosciuto: nel cibo, dalla qualità dei prodotti alla buona cucina, e nella moda, dalla qualità, anche qui, dei filati alla maestria della manodopera artigiana.

 

Lo confermano i dati di un recente sondaggio: il cibo e la moda sono ciò che per gli italiani rappresenta meglio il nostro Paese nel mondo.

Seguono la produzione artistica e culturale, il design, le automobili e le moto e la meccanica sofisticata.

 

C’è uno scarto però tra i primi due elementi: la cucina italiana e la qualità dei nostri prodotti alimentari sono il nostro miglior biglietto da visita per il 48% del campione, mentre la moda si ferma al 22%.

Uno scarto dovuto forse al fatto che, a differenza di quello che è accaduto per alcune grandi firme nostrane, ciò che determina il valore, la qualità e la varietà dei prodotti agroalimentari – la terra, i paesaggi, la tradizione radicata nelle campagne – non può essere delocalizzato, e la distintività di molti prodotti tipici, così noti e apprezzati all’estero, si basa ancora su una filiera produttiva tutta italiana.

 

L’immaginario riflette comunque un dato reale: il settore agroalimentare si è mostrato negli ultimi anni come uno dei più vitali e resistenti alla crisi economica, raggiungendo nel 2016 numeri da record nell’export (38 miliardi, +4% sull’anno precedente) e nell’occupazione giovanile (con un aumento del 9,1%).

 

Non è un caso dunque che proprio i giovani under 35, gli stessi protagonisti di questo ritorno alla terra, siano i più decisi sostenitori del cibo come emblema dell’Italia nel mondo!

 

Altri sostenitori di questo primato sono soprattutto le donne, in una percentuale leggermente superiore agli uomini, le casalinghe, gli abitanti del Nord e dei centri più piccoli.

Più fiducia nella moda sembrano dimostrarla i 45-54enni e chi vive al sud e nelle isole.

 

Ma i giovani, insieme a chi ha un livello di scolarità più alta, credono anche nella nostra produzione artistica e culturale: una speranza per il futuro questa, affinché anche in altri settori la capacità tutta italiana di produrre il bello venga apprezzata e sostenuta per essere riconosciuta adeguatamente anche all’estero.

Il settore che esporta più beni è in realtà quello della meccanica: rappresenta il 21% del totale delle nostre esportazioni, ma non per questo risulta rappresentativo dell’italianità. Solo gli uomini, i 55-64 e i pensionati e gli abitanti del Nord Est riconoscono a questo settore, in misura leggermente superiore alla media del campione, un valore anche per l’immagine e la rappresentazione all’estero del nostro paese, oltre a quello che svolge nella bilancia commerciale.

Dati tratti dall’Osservatorio Ixè-Coldiretti 2016.
Campione di 1.000 italiani maggiorenni

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