Tutti a dieta

Lo scorso marzo il Bloomberg Global Health Index ha assegnato all’Italia il titolo di Paese più in salute del mondo: su un totale di 163 paesi monitorati, il nostro è risultato quello in cui si vive meglio e più a lungo.

Il segreto di questo successo?

Le variabili utilizzate per stilare questa classifica includono l’aspettativa di vita, le cause di morte e i rischi per la salute dovuti a vari fattori, dallo stile di vita alla malnutrizione o alla disponibilità d’acqua potabile.

Un insieme di diversi fattori contribuisce dunque a questa ‘lunga vita italiana’, non ultimi un buon sistema sanitario pubblico e la nostra tradizionale dieta, fatta di prodotti freschi, frutta e vegetali, carne magra, pesce e olio di oliva.

Alcuni dati però fanno emergere tendenze diverse.

Nel 2016 sono stati spesi circa 4,5 miliardi di euro per combattere l’obesità (il 4% della spesa sanitaria nazionale): in linea con un trend purtroppo globale, infatti, anche il nostro Paese vede aumentare il numero d’individui affetti da patologie legate a una scorretta alimentazione e recenti statistiche rivelano che oggi un italiano su tre è sovrappeso, uno su dieci è obeso (molti anche i bambini) e uno su venti è diabetico.

Siamo in forma, dunque, e siamo ancora i più magri d’Europa, ma forse abbiamo bisogno di riscoprire il valore di alcune sane abitudini.

 

Non sorprende, dunque, che quasi il 50% degli intervistati nell’ambito di una nostra recente indagine dichiari di aver seguito una dieta nel corso dell’ultimo anno: nel 25% dei casi si è trattato di una dieta dimagrante (il 31% tra gli abitanti del sud e delle isole), ma molti hanno seguito un particolare regime alimentare anche per raggiungere diversi obiettivi, come disintossicare e purificare l’organismo (16% delle risposte), aumentare la propria forza ed energia (15%), o perché costretti da particolari patologie (diabete, celiachia ecc.) (14%).

 

A sorprendere un po’ potrebbe essere invece il dato per classi d’età: i giovani e i giovani adulti hanno seguito tutte le diverse tipologie di dieta in misura maggiore rispetto alla media e anche rispetto ai più anziani.

In particolare, il 33% dei 18-34enni ha fatto una dieta dimagrante e il 28 una per rinforzare i muscoli, mentre il 31% dei 35-44enni ha seguito, contro una media del 12, una dieta per migliorare l’aspetto di cute e capelli.

 

Un livello d’istruzione più alto favorisce probabilmente un più facile accesso alle informazioni che inducono a cambiare regime alimentare per migliorare la propria salute (il 36% di chi ha una scolarità alta ha indicato una dieta dimagrante).

 

Anche le disponibilità economiche influiscono sul rapporto tra italiani e diete: è raro che chi appartiene alle fasce meno abbienti dichiari di aver seguito particolari regole alimentari. Fa eccezione il caso di particolari patologie, a causa delle quali anche membri di famiglie a basso reddito hanno modificato regime alimentare nel 18% dei casi.