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Pausa per la #pagelladeipolitici nel periodo elettorale

Ai sensi dell’articolo 8, comma 1 della legge 22 febbraio 2000, n.28 e dell’articolo 7, comma 3 del “Regolamento in materia e pubblicazione e diffusione dei sondaggi sui mezzi di comunicazione di massa” allegato alla delibera AGCOM n.256/10/CSP del 9 dicembre 2010 (superamento della soglia del 25% del corpo elettorale nazionale), a partire dalle ore 24 di venerdì 15 maggio 2015 e fino alla chiusura dei seggi elettorali, è vietata la pubblicazione dei sondaggi, ma rimane salva la possibilità di consultare i sondaggi già pubblicati inseriti nel periodo precedente a quello del divieto, ai sensi dell’articolo 7, comma 4, del medesimo regolamento.

Gli aggiornamenti alla #pagelladeipolitici proseguiranno quindi al termine della corrente tornata elettorale. Arrivederci!

L’inesorabile declino dei sindacati

Alla pari dei partiti politici, anche i sindacati stanno vivendo un momento di profonda crisi identitaria.

Di fronte alle sfide del mercato del lavoro e dell’attuale situazione economica, i sindacati vengono percepiti da quasi 7 italiani su 10, come un retaggio del passato, come elemento di conservazione mentre decisamente inferiore (16%) è la quota di quanti si ritrovano ancora nella politica sindacale.

Tra questi ultimi è forte la componente di sinistra (SEL, RC) mentre tra gli elettori di tutte le altre forze politiche i valori risultano sostanzialmente simili.

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Dati tratti dall’Osservatorio Politico Nazionale (edizione del 1/8/2014) realizzato dall’Istituto Ixè per Agorà-RAI 3

Il razzismo tricolore

Quasi 9 italiani su 10 sostengono che in Italia il fenomeno del razzismo si fa sentire.

Il 49% ritiene sia un fenomeno esteso mentre il 37% lo circoscrive a episodi limitati. Solo il 10% degli intervistati, infine, non lo considera rilevante.

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Ad avere una visione un po’ più ottimista sono soprattutto gli anziani mentre all’interno delle coorti centrali e più giovani, il fenomeno viene percepito in maniera molto più sentita.

 

Dati tratti dall’Osservatorio Politico Nazionale (edizione del 1/8/2014) realizzato dall’Istituto Ixè per Agorà-RAI 3

Ottomila emendamenti

Se a Lucio Battisti potevano bastare dieci ragazze, a Renzi ottomila emendamenti possono anche finire di traverso.

Il 51% degli intervistati, con ragione, crede ci si trovi di fronte ad un fuoco di sbarramento a fronte di un 35% che, comunque, li considera parte della democrazia.

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A livello politico si manifesta chiaramente la posizione degli intervistati. Gli elettori di PD fortemente concentrati sulla prima modalità mentre quelli di Forza Italia e (in maniera più leggera) quelli del Movimento 5 Stelle si ritrovano nella seconda.

 

Dati tratti dall’Osservatorio Politico Nazionale (edizione del 1/8/2014) realizzato dall’Istituto Ixè per Agorà-RAI 3

Le primarie del centrodestra

Anche gli elettori del centrodestra scelgono le primarie. Ben il 67%, infatti, si pronuncia a loro favore a fronte di un ben più contenuto 14% di risposte negative.

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Tra i favorevoli, inoltre, le scelte tendono a preferire (ancora) Silvio Berlusconi con il 29% delle indicazioni, seguito dalla figlia (Marina) che ottiene il 17%. Al di fuori della dynasty berlusconiana trovano spazio i nomi di Toti (14%) e Fitto (10%). Primo dei non “azzurri” risulta essere Matteo Salvini della Lega Nord (9%) passato il quale si trovano Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia (8%) e Angelino Alfano del Nuovo Centrodestra (8%).

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Grillo e Farage, un matrimonio che s’ha da fare?

Tra gli elettori del Movimento 5 Stelle non vi è un sostanziale accordo sull’alleanza con lo UKIP, partito indipendentista britannico guidato da Nigel Farage.

Sebbene, infatti, la parte più rilevante dell’elettorato pentastellato sia favorevole (49%), è anche vero che la restante parte (pari al 51%) si divide tra contrari (29%) ed incerti (22%).

Indefinibile al momento la direzione che può prendere l’opinione degli elettori nei confronti del “matrimonio” con Farage. Se son rose…

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Dati tratti dall’Osservatorio Politico Nazionale (edizione del 4/7/2014) realizzato dall’Istituto Ixè per Agorà-RAI 3

Berlusconi e il riconoscimento delle unioni omosessuali

Dalle battute omofobe (“meglio guardare le belle ragazze che essere gay”) all’apertura nei confronti delle unioni tra persone dello stesso sesso. Il Cavaliere, noto per i suoi repentini cambiamenti, ha superato se stesso.

Gli elettori di Forza Italia, nel frattempo, trovano più difficile seguire la linea. Da una parte il 49% dell’elettorato azzurro, che considera corretta la presa di posizione dello stesso leader, dall’altra una percentuale quasi analoga, pari al 43% che, invece, la pensa in modo del tutto opposto.

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Dati tratti dall’Osservatorio Politico Nazionale (edizione del 4/7/2014) realizzato dall’Istituto Ixè per Agorà-RAI 3

Riforme o riferme?

Pochi giorni fa Renzi ha presentato un progetto di riforma della giustizia in 12 punti.

Se vi riuscisse, sarebbe il primo dagli anni Settanta a portare a termine uno dei progetti più annunciati (almeno una volta a governo da Rumor a Letta). E l’opinione pubblica continua a sperare.

Il 70% si dice favorevole alla reintroduzione del falso in bilancio, il 55% ad una limitazione della pubblicazione delle intercettazioni.

Insomma, per cambiare verso, occorre partire (anche) dalla giustizia…

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Dati tratti dall’Osservatorio Politico Nazionale (edizione del 4/7/2014) realizzato dall’Istituto Ixè per Agorà-RAI 3

Le pagelle dei politici

Pagella balneare nella prima rilevazione di luglio

La contrazione di un punto percentuale da parte tutti i principali leader (tranne Salvini della Lega Nord) rientra nel mood della settimana all’insegna della sostanziale stabilità che, in assenza di rilevanti novità, dovrebbe accompagnarci per un paio di mesi, fino alla ripresa dell’attività nel mese di settembre.

L’andamento del consenso nei confronti di Beppe Grillo, inoltre, è l’unico a mostrare un chiaro pattern di discesa, essendo passato in poco più di un mese dal 30 al 19%.

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Dati tratti dall’Osservatorio Politico Nazionale (edizione del 4/7/2014) realizzato dall’Istituto Ixè per Agorà-RAI 3

Cancellati i “comunisti” si può tornare al centralismo democratico

Nei giorni scorsi, all’assemblea nazionale del suo partito, Renzi ha ribadito con nettezza che ‘il tempo delle mediazioni era trascorso….che il PD era un partito democratico e non un partito anarchico’.  C’è un tempo per discutere e uno per contarsi – sembra dire Renzi – una volta presa la decisione, minoranza e maggioranza votano in modo compatto.  Ecco cosa cosa colpisce, ecco le ragioni per cui l’agire spesso non privo di brutalità e di indifferenza alle stesse consuetudini della storia parlamentare si giustifica agli occhi di molti: perché in esso c’era un richiamo all’ordine, ad una serie di regole condivise che una comunità politica deve darsi. Un richiamo a qualcosa che in questi vent’anni segnati dal prevalere delle fazioni, delle individualità e dei debordanti individualismi, credevamo di aver perduto, un bisogno di ritrovata  ‘disciplina’ da cui credo moltissimi italiani sono attratti.

Che tutto ciò sia legato anche alle ambizioni politiche di Renzi, della giovane leva che lo affianca non ha nessuna importanza: ciò che conta è che dopo una parentesi infinita, alle parole seguono i comportamenti. Si tratti del rispetto delle regole interne di un partito, del caso Expò e dei poteri conferiti a Cantone, o delle dimissioni immediate richieste al sindaco di Venezia dalla Presidente Serracchiani, questi trenta-quarantenni, dopo aver scalato il PD sembrano mostrarsi all’altezza della guida del paese.   Corrono dei rischi naturalmente: va compreso ad esempio che molta parte del 41% dei voti raccolti alle elezioni europee costituiscono una sorta di ‘pass’, un via libera per rimettere in moto il paese piuttosto che una manifestazione solida e radicata di fiducia; va capito che  gli italiani agiscono in condizione di stress, di paura, di disincanto e quindi che i consensi odierni, domani, potrebbero venire meno; soprattutto va fatto un sapiente bilanciamento fra la forza legittima che mettono in campo e l’arroganza che sempre accompagna  le azioni di forza. E’ indubbio tuttavia che con questa leadership, il PD ha creato le premesse per l’occupazione stabile del baricentro politico del paese. In pochi mesi sono riemersi due fattori di cui avevamo  perduto anche l’eco: la centralità della politica e l’idea che essa per conservarsi abbia bisogno sì di leadership ma anche di regole precise e condivise. Mancavano al paese dalla fine del PCI e della DC. Che ciò sia accaduto grazie ad una cavalcata – quella di Renzi – tutta basata sull’antipolitica e con un reiterato uso di motivi populisti (dallo slogan sulla rottamazione al tema dell’abolizione del finanziamento pubblico) è un paradosso che elude le nostre modeste capacità interpretative. Ma diverte l’idea che quanto tracciato in Italia, possa trovare inedite applicazioni in Europa appena il giovane Renzi vi sbarcherà: la spregiudicatezza non gli manca e parlare più o meno bene l’inglese – aldilà delle sciocchezze che si dicono a riguardo – non è certo determinante per i rapporti di forza fra i paesi.