Isabella Sposetti

Vacanze in campagna

Le ha trascorse così, almeno una volta, il 53% degli italiani; ma la campagna ha un grande potenziale: il 65% degli intervistati in un recente sondaggio si dichiara propenso a scegliere questo modo semplice e diretto di contatto con la natura come meta delle proprie future vacanze.

 

 

L’interesse è più alto tra i giovani, in particolare tra i 25-34enni, mentre i più anziani sembrano meno attratti: il dato potrebbe indicare una mancanza di offerte pensate proprio per gli over 64, o forse esprime un bisogno specifico dei più giovani che, cresciuti soprattutto nelle città, vedono nella campagna un grande risorsa per il proprio benessere psico-fisico.

 

Che il “verde” faccia bene al corpo e alla mente lo dicono numerosi studi, e chissà che proprio questi ultimi non abbiano influenzato in qualche modo le scelte degli italiani, dato che soprattutto chi ha una scolarità alta sembra frequentare di più la campagna durante le ferie e si dice più propenso a tornarci.

 

 

 

 

 

 

 

 

Fare vacanze in campagna non significa solo relax e contatto con la natura, ma anche cultura, tradizione e… cibo.

Le attività ‘campestri’ cui gli italiani partecipano più volentieri sono infatti le feste popolari, le sagre e le fiere (53% delle risposte) che spesso, e non solo nei mesi estivi, costellano le aree rurali del nostro Paese, seguite poi da pranzi e cene in agriturismo (49%).

Intorno al cibo ruotano anche altre attività molto diffuse, come gli acquisti in azienda (32% delle risposte) e la visita alle cantine (24% delle risposte), gli itinerari enogastronomici, le degustazioni e i corsi di cucina.

Non mancano comunque le forse più classiche passeggiate, alla ricerca di bellezze naturali o alla scoperta di luoghi d’interesse culturale, storico o archeologico, e le escursioni in bicicletta, il trekking ecc.

Dati tratti dall’indagine Ixè – Fondazione Campagna Amica, marzo 2017.

Campione di 705 italiani maggiorenni.

Il G7 dell’Agricoltura: attese e giudizi

Nel 2016, per la prima volta in dieci anni, è aumentato il numero di coloro che, nel mondo, soffrono la fame: 38 milioni di persone in più. Invertire la rotta e far uscire 500 milioni di persone dalla povertà alimentare entro il 2030 è l’obiettivo che si sono dati i Ministri dell’Agricoltura delle economie più avanzate al termine del G7 ospitato a Bergamo.

L’obiettivo è alto, e molti italiani vi ripongono una qualche speranza: il 46% ritiene che questo tipo di vertici, che riuniscono i grandi della terra, siano utili in qualche modo; tra questi ci sono soprattutto i più anziani e gli abitanti del Sud e delle Isole.

 

 

Il 39% pensa invece che questi incontri siano inutili, se non addirittura dannosi: tra questi gli abitanti del Nord Est e i 18-24enni, che, insieme ai 25-34enni sono anche i meno propensi a esprimere un qualsiasi giudizio di valore.

Anche chi ha una scolarità alta sembra diffidare, più degli altri, della capacità dei summit di produrre cambiamenti reali.

 

 

Per combattere la fame, e questo è anche il nucleo della “Dichiarazione di Bergamo” firmata alla fine dei lavori, si deve partire dall’agricoltura e dalla tutela del reddito dei piccoli produttori, che devono essere messi nelle condizioni di poter fronteggiare e conoscere le crisi economiche e climatiche e svolgere un ruolo più importante all’interno della filiera, per controllare i prezzi agricoli e combattere le speculazioni.

 

Quello della tutela e della promozione dei sistemi agricoli locali è anche una delle prime preoccupazioni degli italiani intervistati: il 32% avrebbe messo questo al primo punto dell’agenda del G7 sull’Agricoltura, se avesse potuto scegliere (in particolare, lo avrebbero fatto gli abitanti del Nord Est e chi ha una scolarità alta), mentre il 33% è più preoccupato per la salute e la sicurezza alimentare e la tutela dei consumatori.

 

 

Impegni concreti e strategie per ridurre la fame sono quello che, più esplicitamente e direttamente, le donne avrebbero voluto fosse l’obiettivo principale del vertice.

 

 

Dati tratti dall’indagine Ixè-Coldiretti Settembre 2017.
Campione di 1.000 italiani maggiorenni

Acquisto diretto: chi (e perché) fa la spesa dal contadino?

Acquistare frutta e verdura, formaggio, vino ecc. direttamente in azienda sembra essere un’abitudine molto diffusa e radicata nel nostro Paese: da una recente indagine del nostro Istituto risulta, infatti, che solo il 14% degli intervistati dichiara di non farlo mai.

 

 

Il 57% dichiara di comprare prodotti alimentari dal produttore da una a quattro volte al mese: i più anziani sono i più assidui (il 25% dei 55-64enni ci va quasi ogni settimana), ma l’interesse per questa modalità di fare la spesa coinvolge anche i più giovani, infatti il 30% dei 18-24enni dichiara di frequentare le aziende agricole ogni mese.

 

 

Al Sud e nelle Isole il fenomeno sembra più diffuso che in altre aree.

 

 

La spinta più forte a fare questa scelta è la convinzione che il prodotto acquistato lì dove è stato creato ha una qualità superiore: è più fresco, più saporito… più buono, insomma (71% delle risposte). Ne sono persuase soprattutto le donne, i più giovani, gli abitanti del Centro e delle Isole e chi ha una scolarità medio-alta.

 

 

La possibilità di visitare il luogo di produzione (se non quella di assistere al processo stesso) e la certezza del km 0 trasmettono agli acquirenti anche un senso di affidabilità: il prodotto così acquistato è, per il 43% degli intervistati, più sicuro e controllato di altri venduti altrove.

A influenzare la scelta della modalità d’acquisto è anche la certezza di trovare prodotti locali, del territorio, ed è interessante notare che sono soprattutto i più giovani (18-24 anni) ad apprezzare questa caratteristica: forse per un rinnovato interesse verso specialità tipiche e dimenticate, o forse per una sensibilità maggiore verso questioni ecologiche e di impatto ambientale.

 

 

 

 

Per molti, infine, fare la spesa dal contadino è anche un modo per spendere meno: la pensano così le donne, gli abitanti del Centro Sud e, soprattutto, il 54% di chi ha tra i 25 e i 34 anni;

chi ha una scolarità alta dà particolare importanza, invece, al contatto e allo scambio di informazioni e conoscenze col produttore.

 

Dati tratti dall’indagine Ixè-Coldiretti Settembre 2017.
Campione di 1.000 italiani maggiorenni

Fiori, piante e… ortaggi: il pollice verde degli italiani

Il fenomeno ha molti nomi e motivazioni diverse, ed è sempre più diffuso: gli orti urbani di quartiere o creati dalle amministrazioni locali, gli orti didattici nelle scuole, i giardini condivisi, tutti sembrano rispondere a un’esigenza diffusa di bellezza, salute e di quel particolare benessere psico-fisico che solo il rapporto con la natura, le piante e il verde possono produrre.

In sintonia con questa realtà variegata sembra essere l’attitudine privata degli italiani a circondarsi di verde anche in casa: se le piante aromatiche sembrano indispensabili (lo sono soprattutto per le donne), e quasi la metà degli italiani coltiva piante e fiori in vaso, significativo sembra il numero di coloro che coltivano orti (36%) e ortaggi anche sul proprio balcone, terrazzo o davanzale (27%).

 

 

 

Questo riavvicinamento a una nuova forma di autoproduzione – che sia un’esperienza sociale e condivisa con i propri famigliari o con gli abitanti del quartiere, o vissuta in privato, nel proprio giardino e in casa – sembra coinvolgere soprattutto i più giovani: i 18-24enni coltivano piante aromatiche (64%), un orto (46%) e ortaggi in vaso (37%) in misura maggiore della media.

 

 

Balconi e davanzali particolarmente fioriti e ricchi di piante e ortaggi sembrano essere diffusi soprattutto nell’Italia centrale, mentre la coltivazione di un orto sembra appassionare soprattutto gli abitanti del Nord Ovest.

 

 

Dati tratti dall’indagine Ixè-Coldiretti Settembre 2017.
Campione di 1.000 italiani maggiorenni

Vacanze estive e paura di attentati

La paura di attentati non frena la voglia di viaggiare e i dati raccolti nel Rapporto sul Turismo 2017 lo confermano: già il 2016 è stato un anno record, con 1,2 miliardi di arrivi internazionali e una crescita del +3,9%.

Eppure gli effetti della strategia del terrore si fanno sentire sulla scelta delle destinazioni, sulle modalità e l’organizzazione delle vacanze: nell’estate appena trascorsa il numero degli italiani che afferma di aver modificato in qualche modo le proprie abitudini e i propri progetti di viag’io aumenta in misura considerevole rispetto alle precedenti rilevazioni.

Se, infatti, in occasione dei ponti e delle ultime vacanze primaverili il 29% dichiarava di essere stato influenzato dagli episodi di terrorismo, alla vigilia delle ferie estive la percentuale è salita al 38%.

 

 

A dirsi più influenzati da questi episodi sono soprattutto le donne e i 35-54enni.

 

 

 

Dal punto di vista territoriale, gli abitanti del Centro-Sud, e delle Isole in particolare, sembrano aver risentito maggiormente della paura degli attentati nell’organizzazione delle proprie vacanze.

 

 

Gli italiani continuano a voler viaggiare, dunque, ma chi ha più paura sceglie di rimanere in Italia: il 62% di chi ha modificato le proprie abitudini o progetti di viaggio sembra trasformare la preoccupazione in un’occasione per visitare le bellezze delle regioni italiane.

 

 

Dati tratti dall’indagine Ixè-Coldiretti Estate 2017.
Campione di 800 italiani maggiorenni

Souvenir dell’estate: cibo e prodotti tipici

È ancora tempo di vacanze per chi ha scelto di partire a settembre; per tutti gli altri, ormai tornati alla routine, dell’estate rimane solo il ricordo.

Per questo è importante la scelta del souvenir, che pochi rinunciano ad acquistare quando sono in viaggio.

I prodotti preferiti sembrano essere – come risulta da una recente indagine sulle abitudini degli italiani in vacanza – quelli che raccontano la tipicità dei luoghi visitati: oggetti e manufatti tipici della tradizione artigiana locale (38% delle risposte) e prodotti alimentari tipici (36%).

 

 

I prodotti artigianali e artistici caratteristici sono scelti soprattutto dai 45-54enni e da chi abita nelle Isole, mentre la cucina tipica, e qualcosa che possa ricordare i diversi profumi e i sapori gustati in vacanza, sono ricercati in particolare dai 55-64enni (59% delle risposte) e da chi ha una scolarità alta.

I più giovani sembrano optare per oggetti forse più leggeri e comodi da mettere in valigia, come gadget o cartoline.

 

 

 

Il cibo tipico rappresenta, dunque, anche un’importante voce di spesa per chi è andato o andrà in vacanza in questa estate 2017: il 63% degli intervistati dichiara di spendere molto o abbastanza per mangiare fuori o per acquistare prodotti alimentari locali.

 

 

La percentuale sale al 77% tra i 18-24enni, che quindi sembrano investire buona parte del loro budget in pasti in ristoranti, pizzerie, bar ecc. …

 

 

A spendere di più per il cibo in vacanza sembrano essere soprattutto gli abitanti del Centro Italia.

Vacanze di successo

Rientrati dalle ferie si possono fare dei bilanci: quand’è che si può dire che la vacanza è andata bene?

Per il 22% degli italiani, condizione necessaria per il successo di una vacanza è la possibilità di godere della bellezza della natura.

 

 

Orizzonti nuovi, paesaggi che suscitano emozioni e che rigenerano lo spirito, sono ricercati in particolare dai viaggiatori più anziani e da chi ha una scolarità mediamente più alta.

I più giovani riconoscono il valore del verde e dell’ambiente naturale, ma desiderano anche divertirsi (fare sport, vivere la notte…) e mangiare qualcosa di nuovo e diverso dal solito: il 10% di loro, infatti, si aspetta, da una vacanza di successo, anche la scoperta di nuovi sapori.

 

 

 

Le bellezze artistiche, storiche e culturali del luogo visitato sono invece la caratteristica più importante per il 18% degli italiani – soprattutto per chi ha tra i 45 e i 54 anni e per gli abitanti delle Isole – mentre un altro 18% ritiene indispensabile il relax: riposarsi sembra essere il sinonimo di vacanza soprattutto per le donne.

 

 

Anche il fattore umano è importante: il 21% dei 35-44enni indica come priorità la gentilezza e l’accoglienza degli operatori del settore ricettivo, e il 13% degli abitanti del Centro Italia ritiene che senza la simpatia e l’ospitalità della gente del posto la vacanza non possa dirsi perfettamente riuscita.

 

Ferie (e viaggi) d’agosto

Il 55% degli italiani che hanno deciso di partire questa estate lo farà proprio in questo mese.

 

In totale, nell’estate 2017 il 73% degli italiani farà un viaggio, e solo il 20% rimarrà a casa, contro il 27 dello scorso anno.

 

Aumenta dunque la voglia di muoversi, anche solo per pochi giorni: la durata media delle vacanze è, infatti, la stessa degli ultimi anni (circa 11 giorni), ma crescono i soggiorni lunghi un weekend o una settimana.

 

Però non è tempo di vacanze per tutti allo stesso modo: gli uomini si muovono di più (l’82% contro il 64 delle donne) e rimangono in vacanza per più giorni (11,4 giorni contro i 10,9 delle donne).

 

Un altro discrimine sembra essere l’età: i più fortunati, senza dubbio, sono i 18-24enni (solo il 2% di loro resterà a casa, e il 13% farà vacanze lunghe un mese, contro il 6% della media del campione), seguiti dai 35-44enni.

Il 41% degli over 64 invece non farà viaggi: mancanza di opportunità (economiche, di salute o altro) o carenza di offerte dedicate a questa fascia d’età?

 

La probabilità di passare le ferie lontano da casa sembra crescere insieme al grado di istruzione: più è alta la scolarità, più cresce la percentuale di vacanzieri e più si allunga la durata del soggiorno, con una differenza apparentemente significativa tra il livello basso e i livelli medio e alto.

 

Gli abitanti del nord est sembrano preferire le vacanze brevi, seguiti, in questo, dagli abitanti del sud, mentre gli isolani sembrano resistere meno degli altri al desiderio di viaggiare.

 

Dati tratti dall’indagine Ixè-Coldiretti Estate 2017.
Campione di 800 italiani maggiorenni

In vacanza nel cuore dell’Italia, dopo il terremoto

Il 16% degli italiani, questa estate, visiterà o trascorrerà le vacanze in una delle località colpite dal sisma dello scorso anno.

Forse un piccolo, primo passo verso la normalità per i territori che da allora hanno visto crollare anche le presenze dei turisti, con un danno complessivo al settore stimato, già lo scorso marzo, intorno ai 170 milioni di euro e con una perdita di circa 8 mila posti di lavoro.

 

I più propensi a godere della bellezza di questi luoghi e a vincere la paura sembrano essere soprattutto i giovani tra i 25 e i 34 anni, i 45-54enni e gli abitanti del centro e sud Italia.

 

La maggior parte dei visitatori si fermerà per uno o due giorni (32%) o tre/quattro giorni (27%), ma la percentuale di chi resterà per una settimana o più sale tra i giovanissimi e gli over 64: i primi, forse, attratti anche dalle molte iniziative culturali, concerti all’aperto ecc. che accompagneranno l’estate di alcuni dei borghi e delle campagne più belle d’Italia.

 

Dati tratti dall’indagine Ixè-Coldiretti Estate 2017.
Campione di 800 italiani maggiorenni

Il mestiere di chef

Per gli italiani fare lo chef è soprattutto un lavoro entusiasmante (41%) e faticoso (35%).

Due aggettivi che sembrerebbero sintetizzare al meglio le caratteristiche principali di questo mestiere: un’attività creativa, che coinvolge i sensi, unisce la chimica e l’arte, il metodo scientifico fatto di prove ed esperimenti con la sregolatezza del genio, ma che significa anche fatica, orari impossibili e in molti casi anche stress.

 

La pensano così più le donne che gli uomini, mostrando di apprezzare un mestiere che, ai livelli più alti, è ancora molto maschile: in Italia le chef stellate sono solo 45 su 134, un 13% che però, se confrontato con il dato di altri paesi (per esempio la Francia: 2,5%) e con la media mondiale (4%), potrebbe rappresentare, chissà, l’inizio di qualcosa di nuovo.

 

Fare il cuoco è anche un modo per ricoprire un ruolo di prestigio all’interno di una comunità (26% delle risposte): la pensano così in particolare le casalinghe, i 35-44enni, chi ha una scolarità alta e gli abitanti del nord est.

 

 

Gli abitanti del nord ovest sono quelli che vedono di più il lato faticoso (con il 51%delle risposte), mentre al sud e nelle isole è forte l’idea che questo sia anche un mestiere in cui si guadagna molto: complici forse le luccicanti carriere degli chef stellati che vediamo in tv, soprattutto chi ha un reddito più basso immagina questo come un mestiere particolarmente redditizio.

 

Dati tratti dall’Osservatorio Ixè-Coldiretti 2016.
Campione di 1.000 italiani maggiorenni