Isabella Sposetti

Giovani italiani: quali rinunce pur di lavorare?

La prima è forse la più pesante: un lavoro che corrisponda ai propri interessi, ambizioni e obiettivi. Risponde così il 48% degli intervistati, il 58% dei 25-29enni e il 59% dei disoccupati/inoccupati.

 

 

Sono disposti a cambiare città e nazione soprattutto i 18-24enni (sicuramente più desiderosi di scoprire il mondo), gli uomini, in misura leggermente maggiore delle ragazze, e chi ha una scolarità medio-alta. Emigrazione forzata o sintomo di apertura e intraprendenza?

 

I giovani abitanti del sud e delle isole sono i più propensi a cambiare città, forse confermando la storica tendenza all’emigrazione interna nel nostro Paese.

 

 

Il 25% del campione si dice disposto ad accettare uno stipendio di 500 euro, e la percentuale sale al 44% tra gli inoccupati e i disoccupati.

 

Ma è interessante notare che il dato sale in modo significativo anche tra le giovani donne (37%): meno disposte dei coetanei maschi a rinunciare alle proprie aspirazioni, ancor meno propense, o libere, di cambiare città o paese, desiderose di rimettersi in gioco nello studio, sono però quelle che accetterebbero un compenso più basso.

 

 

 

Dati tratti dall’indagine Ixè – Fondazione Campagna Amica, gennaio 2018.

Campione di 500 italiani tra i 18 e i 34 anni
(la nota metodologica completa è disponibile sul sito Agcom)

 

Alimentazione: più sana per le coppie con figli

Il 58% degli italiani dice di mangiare sano e di fare attenzione al contenuto degli alimenti: sono soprattutto donne e over 55 anni.

Gli uomini e i giovani fino a 34 anni invece ammettono, in misura leggermente maggiore della media, di inseguire il gusto e di non preoccuparsi troppo di quanti zuccheri o grassi contenga il proprio pasto.

 

 

Il 10% dei 25-34enni (contro il 5% della media) si trova, per scelta o per necessità, a fare pasti veloci e fuori casa.

 

 

Ma l’attenzione al rapporto tra cibo e salute sembra più forte per chi vive con un partner: le coppie, soprattutto quelle con figli, sembrano seguire un’alimentazione più sana.

 

I più orgogliosi del proprio stile alimentare sano sembrano essere gli abitanti del Centro-Sud e del Nord Ovest, mentre quelli delle Isole sembrano meno disposti a rinunciare ai piaceri del palato.

 

 

 

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Dati tratti dall’indagine Ixè luglio 2017.

Campione di 1000 italiani maggiorenni.

 

Lavoro giovanile: desideri e realtà

Il 62% dei giovani italiani vorrebbe lavorare come dipendente e avere un posto fisso: il 34% nel pubblico e il 28% nel privato.

 

 

Il 26% che sogna un’occupazione autonoma è composto soprattutto dai 18-24enni, dagli studenti e da chi ha perso o sta cercando il primo impiego.

La percentuale scende tra i 30-34enni e tra gli occupati: disillusione dovuta all’età, alla realtà del mercato del lavoro o ad altro…?

 

 

 

Fare l’imprenditore, invece, sembra ancora un modello tutto maschile: solo il 3% delle ragazze immagina di diventare imprenditrice, contro il 13% dei maschi.

 

 

 

Nella realtà, un giovane di 34 anni ha già cambiato, in media, quasi 5 lavori, e per mantenersi sarebbe disposto a fare molte cose diverse, dallo spazzino alle consegne di cibo a domicilio fino al dog sitter.

 

 

 

Ma i giovani non sono disposti proprio a tutto: alcune occupazioni, come l’operatore di call center o il/la badante, sarebbero rifiutati dalla maggior parte degli intervistati.

Nel caso dei call center la percentuale di chi accetterebbe rimane al 37% anche tra gli inoccupati e i disoccupati.

 

Le giovani donne, in media, sono più propense ad accettare questi lavori di quanto non lo siano i loro coetanei maschi.

 

 

 

 

Dati tratti dall’indagine Ixè – Fondazione Campagna Amica, gennaio 2018.

Campione di 500 italiani tra i 18 e i 34 anni
(la nota metodologica completa è disponibile sul sito Agcom)

 

Giovani italiani (e italiane) alla ricerca dell’indipendenza

Andare a vivere da soli sembra essere un sogno proibito: il 60% dei 18-34enni vive con i genitori.

La percentuale è più alta tra i 18-24enni (80%) ma è rilevante anche tra i 25-29enni (62%) e tra i 30-34enni (34%).

 

 

 

L’ostacolo principale alla conquista dell’indipendenza e alla formazione di una nuova famiglia sembra essere il lavoro: tra i giovani occupati, infatti, la percentuale di chi vive con i propri genitori scende al 40%, mentre aumenta leggermente tra i disoccupati e tra chi è in cerca di prima occupazione.

Anche se convivente, quasi la metà dei giovani contribuisce a una parte delle spese (41%) e ai lavori domestici (47%, che sale al 60% tra le donne).

 

Il 55% degli under 35 non riesce, dunque, ad essere completamente autonomo e mantenersi con le sole proprie forze: ancora una volta l’aiuto della famiglia di origine è essenziale per il 52% dei 25-29enni e per il 34% dei 30-34enni.

 

 

Conquistare l’autonomia sembra più difficile per le ragazze e le giovani donne: il 62% delle giovani under 35 dipende dall’aiuto dei propri genitori.

 

L’indice di povertà tra i 18-34enni è passato dall’1,9% del 2007 al 10,4% del 2016 (dati Istat 2017): il confronto tra la percezione della propria condizione economica e quella della famiglia di origine sembra confermare lo stato di difficoltà vissuto dai giovani italiani.

 

Anche da questo confronto emerge una maggiore sofferenza delle giovani donne: le loro risposte, infatti, insieme a quelle dei disoccupati e degli abitanti del nord-ovest, segnalano un maggiore distacco – rispetto alla media del campione – dalla tranquillità economica delle rispettive famiglie di origine.

 

 

 

Dati tratti dall’indagine Ixè – Fondazione Campagna Amica, gennaio 2018.

Campione di 500 italiani tra i 18 e i 34 anni
(la nota metodologica completa è disponibile sul sito Agcom)

Regali, regali, regali!

Non sappiamo cosa troveremo sotto l’albero, ma un’idea potremmo farcela: il 50% degli italiani spenderà la maggior parte del budget destinato ai regali (che quest’anno sale a 186 euro contro i 143 del 2016) per articoli di abbigliamento e accessori, il 30% soprattutto per prodotti alimentari.

 

 

Le donne scelgono il cibo più degli uomini, che invece, in misura maggiore della media, regaleranno prodotti tecnologici.

 

 

I giovani tra i 18 e i 34 anni sembrano voler regalare soprattutto cultura: libri e musica (il 37% delle risposte) ma anche biglietti per concerti, spettacoli o coupon per le più diverse attività.

 

 

 

Prodotti alimentari e giocattoli saranno invece i più ricercati da chi ha tra i 35 e i 44 anni, e se gli abitanti del nord ovest preferiscono andare sul sicuro con il cibo, l’attenzione ai più piccoli sembra particolarmente diffusa al centro.

 

 

Meno dubbi, invece, sulla ‘provenienza’ dei regali: il 70% degli italiani li acquisterà infatti nei negozi dei centri commerciali, con punte dell’86% tra i 35-44enni e dell’82% tra gli abitanti del centro.

 

Ma è il web a crescere sempre più nelle preferenze degli italiani: quest’anno lo utilizzerà il 44% degli intervistati (contro il 41% del 2016) e il 63% dei 18-34enni.

 

 

 

 

 

 

I tradizionali negozi in centro o di quartiere, infine, sembrano resistere soprattutto grazie alla fiducia dei 45-54enni.

 

 

Dati tratti dall’indagine Ixè-Coldiretti, novembre 2017.

Campione di 800 italiani maggiorenni

Quanto ci piacciono gli agriturismi…

In un anno circa 2.200.000 persone scelgono di pernottare in un agriturismo italiano: le oltre 22mila aziende agricole che offrono servizi di ospitalità, ristorazione e molte attività legate alla campagna e all’agricoltura sono, infatti, una realtà quasi unica al mondo.

E la qualità dell’offerta è confermata dalla soddisfazione dei visitatori: il giudizio sul soggiorno in agriturismo è generalmente positivo, con un voto medio di 8,3.

 

 

I più felici della scelta fatta sembrano essere i giovani tra i 35 e i 44 anni e gli abitanti del Sud.

 

 

Quello che piace di più, degli agriturismi italiani, è la possibilità di entrare in contatto con la tradizione e la cultura contadina e locale attraverso il cibo: la buona cucina tipica e una calorosa ed empatica accoglienza (la simpatia del gestore) sono le caratteristiche più apprezzate e, probabilmente, il ricordo più durevole.

 

 

 

Dati tratti dall’indagine Ixè – Fondazione Campagna Amica, marzo 2017.

Campione di 708 italiani maggiorenni.

‘Naturale’ o ‘artificiale’? La scelta dell’albero di Natale

Forse una nuova interpretazione su quale delle due scelte sia la più ecologica e rispettosa dell’ambiente ha portato negli ultimi anni a un’inversione di tendenza: se, infatti, la maggioranza degli italiani continua a decorare un albero di Natale sintetico, sono però sempre di più coloro che scelgono di tornare alla tradizione con un albero vero.

 

 

Gli abeti utilizzati per diventare ‘alberi di natale’ sono per la maggior parte coltivati nelle aziende vivaistiche (molto diffuse soprattutto in Toscana e in Veneto), ma una parte viene anche dalla potatura e dalla gestione delle foreste, indispensabile per mantenere vivi e in salute i boschi.

 

Che sia dunque per una diversa visione ecologica o un diverso senso del bello, l’albero ‘vero’ sarà presente soprattutto nelle case dei più giovani: lo sceglie infatti il 26% dei 18-34enni (contro il 19% del campione), molti dei quali utilizzeranno un albero che già possiedono (in vaso o in giardino).

I maggiori acquirenti di nuovi abeti sono invece i 35-54enni.

I 55-64enni sembrano più affezionati all’albero sintetico.

 

 

Anche dal punto di vista geografico si possono rintracciare delle diverse preferenze: più propensi all’albero ‘vero’ sono gli abitanti del nord-est e del sud e isole.

Decisamente più ‘pro-sintetico’ gli abitanti del nord ovest e del centro.

 

 

Naturale o artificiale, comunque, quasi il 90% degli italiani farà quest’anno un albero di natale e per chi lo acquisterà ex novo la spesa media sarà di 35 euro.

 

Dati tratti dall’indagine Ixè-Coldiretti, novembre 2017.

Campione di 800 italiani maggiorenni

 

L’“agriturista”: identikit

Non solo mare e non solo città d’arte: gli italiani sempre di più scelgono la campagna come meta delle vacanze e gli agriturismi come un punto di riferimento per le ferie e il tempo libero.

Ma chi sono questi “agrituristi”?

Sono giovani, soprattutto tra i 25 e i 34 anni, e in leggera misura più uomini che donne.

I più anziani, i pensionati, sembrano i meno attratti dalle vacanze in campagna: anche i 55-64enni sembrano poco propensi a fare del turismo rurale, ma quando lo fanno, scelgono di visitare o soggiornare in un agriturismo.

 

Gli agriturismi sono preferiti in particolare dalle coppie con figli.

 

Chi sceglie questo tipo di vacanze ha soprattutto una scolarità media o alta, mentre dal punto di vista socio economico tutte le fasce sono rappresentate in modo simile.

 

 

I più propensi al turismo rurale sembrano gli abitanti del Centro e delle Isole.

 

 

Dati tratti dall’indagine Ixè – Fondazione Campagna Amica, marzo 2017.

Campione di 708 italiani maggiorenni.

Natale e la difficile scelta tra pandoro e panettone

Con una leggera preferenza per il panettone (76%), gli italiani non hanno dubbi: entrambi i dolci saranno presenti sulle tavole di almeno il 70% degli intervistati durante le prossime festività natalizie.

I dati fanno pensare a una conferma, dunque, del buon risultato raggiunto già nel 2016, quando il giro di affari stimolato dai consumi dei dolci natalizi si aggirava intorno ai 381 milioni di euro.

 

 

Il panettone sembra preferito dai più anziani e dai 35-44enni, mentre il pandoro, oltre che dagli abitanti del Nord Est che lo riconoscono come dolce tipico della propria storia, è scelto dai più giovani: chissà se su questo dato non abbia influito anche la campagna social che invita all’acquisto di questo dolce per salvare la fabbrica che lo ha inventato.

 

 

Ma oltre all’acquisto dei due dolci simbolo del Natale, il 48% degli intervistati si cimenterà anche nella preparazione di dolci della tradizione: saranno soprattutto le donne e chi ha tra i 35 e i 54 anni.

Anche il 51% dei 18-34enni preparerà un dolce con le proprie mani: forse un segno di un nuovo interesse per l’home made che invece sembra non attrarre le fasce più anziane.

 

Non mancherà invece il dolce fatto in casa sulle tavole degli abitanti del Centro e, soprattutto, del Sud e delle Isole.

 

 

Dati tratti dall’indagine Ixè-Coldiretti, novembre 2017.

Campione di 800 italiani maggiorenni

Black Friday italiano: la strada è meglio del web

Uno o più giorni di sconti prima di Natale potrebbero risollevare le sorti dei piccoli negozi?

Il ‘venerdì nero’ di promozioni e saldi per dare inizio alle spese natalizie è una tradizione negli Stati Uniti fin dagli anni Sessanta, e si è diffusa fuori confine soprattutto grazie alle grandi piattaforme di vendita online.

Ma non è solo sul web che gli italiani vogliono sfruttare questa occasione: il 54% degli intervistati dichiara che farà acquisti nei giorni del Black Friday scegliendo soprattutto i luoghi ‘fisici’, i negozi tradizionali, i mercati ecc. (37% delle risposte).

 

 

 

Si dicono più propensi a spendere gli uomini e le fasce più giovani: approfitteranno degli sconti, infatti, il 72% dei 35-44enni (preferendo i negozi ‘di strada’) e il 69% dei 18-34enni, (soprattutto sul web).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I meno entusiasti di questo invito allo shopping sembrano essere gli abitanti del Nord Est.

 

Dati tratti dall’indagine Ixè-Coldiretti, novembre 2017.

Campione di 800 italiani maggiorenni