Economia

Il G7 dell’Agricoltura: attese e giudizi

Nel 2016, per la prima volta in dieci anni, è aumentato il numero di coloro che, nel mondo, soffrono la fame: 38 milioni di persone in più. Invertire la rotta e far uscire 500 milioni di persone dalla povertà alimentare entro il 2030 è l’obiettivo che si sono dati i Ministri dell’Agricoltura delle economie più avanzate al termine del G7 ospitato a Bergamo.

L’obiettivo è alto, e molti italiani vi ripongono una qualche speranza: il 46% ritiene che questo tipo di vertici, che riuniscono i grandi della terra, siano utili in qualche modo; tra questi ci sono soprattutto i più anziani e gli abitanti del Sud e delle Isole.

 

 

Il 39% pensa invece che questi incontri siano inutili, se non addirittura dannosi: tra questi gli abitanti del Nord Est e i 18-24enni, che, insieme ai 25-34enni sono anche i meno propensi a esprimere un qualsiasi giudizio di valore.

Anche chi ha una scolarità alta sembra diffidare, più degli altri, della capacità dei summit di produrre cambiamenti reali.

 

 

Per combattere la fame, e questo è anche il nucleo della “Dichiarazione di Bergamo” firmata alla fine dei lavori, si deve partire dall’agricoltura e dalla tutela del reddito dei piccoli produttori, che devono essere messi nelle condizioni di poter fronteggiare e conoscere le crisi economiche e climatiche e svolgere un ruolo più importante all’interno della filiera, per controllare i prezzi agricoli e combattere le speculazioni.

 

Quello della tutela e della promozione dei sistemi agricoli locali è anche una delle prime preoccupazioni degli italiani intervistati: il 32% avrebbe messo questo al primo punto dell’agenda del G7 sull’Agricoltura, se avesse potuto scegliere (in particolare, lo avrebbero fatto gli abitanti del Nord Est e chi ha una scolarità alta), mentre il 33% è più preoccupato per la salute e la sicurezza alimentare e la tutela dei consumatori.

 

 

Impegni concreti e strategie per ridurre la fame sono quello che, più esplicitamente e direttamente, le donne avrebbero voluto fosse l’obiettivo principale del vertice.

 

 

Dati tratti dall’indagine Ixè-Coldiretti Settembre 2017.
Campione di 1.000 italiani maggiorenni

Vacanze estive e paura di attentati

La paura di attentati non frena la voglia di viaggiare e i dati raccolti nel Rapporto sul Turismo 2017 lo confermano: già il 2016 è stato un anno record, con 1,2 miliardi di arrivi internazionali e una crescita del +3,9%.

Eppure gli effetti della strategia del terrore si fanno sentire sulla scelta delle destinazioni, sulle modalità e l’organizzazione delle vacanze: nell’estate appena trascorsa il numero degli italiani che afferma di aver modificato in qualche modo le proprie abitudini e i propri progetti di viag’io aumenta in misura considerevole rispetto alle precedenti rilevazioni.

Se, infatti, in occasione dei ponti e delle ultime vacanze primaverili il 29% dichiarava di essere stato influenzato dagli episodi di terrorismo, alla vigilia delle ferie estive la percentuale è salita al 38%.

 

 

A dirsi più influenzati da questi episodi sono soprattutto le donne e i 35-54enni.

 

 

 

Dal punto di vista territoriale, gli abitanti del Centro-Sud, e delle Isole in particolare, sembrano aver risentito maggiormente della paura degli attentati nell’organizzazione delle proprie vacanze.

 

 

Gli italiani continuano a voler viaggiare, dunque, ma chi ha più paura sceglie di rimanere in Italia: il 62% di chi ha modificato le proprie abitudini o progetti di viaggio sembra trasformare la preoccupazione in un’occasione per visitare le bellezze delle regioni italiane.

 

 

Dati tratti dall’indagine Ixè-Coldiretti Estate 2017.
Campione di 800 italiani maggiorenni

Vacanze di successo

Rientrati dalle ferie si possono fare dei bilanci: quand’è che si può dire che la vacanza è andata bene?

Per il 22% degli italiani, condizione necessaria per il successo di una vacanza è la possibilità di godere della bellezza della natura.

 

 

Orizzonti nuovi, paesaggi che suscitano emozioni e che rigenerano lo spirito, sono ricercati in particolare dai viaggiatori più anziani e da chi ha una scolarità mediamente più alta.

I più giovani riconoscono il valore del verde e dell’ambiente naturale, ma desiderano anche divertirsi (fare sport, vivere la notte…) e mangiare qualcosa di nuovo e diverso dal solito: il 10% di loro, infatti, si aspetta, da una vacanza di successo, anche la scoperta di nuovi sapori.

 

 

 

Le bellezze artistiche, storiche e culturali del luogo visitato sono invece la caratteristica più importante per il 18% degli italiani – soprattutto per chi ha tra i 45 e i 54 anni e per gli abitanti delle Isole – mentre un altro 18% ritiene indispensabile il relax: riposarsi sembra essere il sinonimo di vacanza soprattutto per le donne.

 

 

Anche il fattore umano è importante: il 21% dei 35-44enni indica come priorità la gentilezza e l’accoglienza degli operatori del settore ricettivo, e il 13% degli abitanti del Centro Italia ritiene che senza la simpatia e l’ospitalità della gente del posto la vacanza non possa dirsi perfettamente riuscita.

 

Ferie (e viaggi) d’agosto

Il 55% degli italiani che hanno deciso di partire questa estate lo farà proprio in questo mese.

 

In totale, nell’estate 2017 il 73% degli italiani farà un viaggio, e solo il 20% rimarrà a casa, contro il 27 dello scorso anno.

 

Aumenta dunque la voglia di muoversi, anche solo per pochi giorni: la durata media delle vacanze è, infatti, la stessa degli ultimi anni (circa 11 giorni), ma crescono i soggiorni lunghi un weekend o una settimana.

 

Però non è tempo di vacanze per tutti allo stesso modo: gli uomini si muovono di più (l’82% contro il 64 delle donne) e rimangono in vacanza per più giorni (11,4 giorni contro i 10,9 delle donne).

 

Un altro discrimine sembra essere l’età: i più fortunati, senza dubbio, sono i 18-24enni (solo il 2% di loro resterà a casa, e il 13% farà vacanze lunghe un mese, contro il 6% della media del campione), seguiti dai 35-44enni.

Il 41% degli over 64 invece non farà viaggi: mancanza di opportunità (economiche, di salute o altro) o carenza di offerte dedicate a questa fascia d’età?

 

La probabilità di passare le ferie lontano da casa sembra crescere insieme al grado di istruzione: più è alta la scolarità, più cresce la percentuale di vacanzieri e più si allunga la durata del soggiorno, con una differenza apparentemente significativa tra il livello basso e i livelli medio e alto.

 

Gli abitanti del nord est sembrano preferire le vacanze brevi, seguiti, in questo, dagli abitanti del sud, mentre gli isolani sembrano resistere meno degli altri al desiderio di viaggiare.

 

Dati tratti dall’indagine Ixè-Coldiretti Estate 2017.
Campione di 800 italiani maggiorenni

Il gusto italiano

Il gusto degli italiani è qualcosa di universalmente riconosciuto: nel cibo, dalla qualità dei prodotti alla buona cucina, e nella moda, dalla qualità, anche qui, dei filati alla maestria della manodopera artigiana.

 

Lo confermano i dati di un recente sondaggio: il cibo e la moda sono ciò che per gli italiani rappresenta meglio il nostro Paese nel mondo.

Seguono la produzione artistica e culturale, il design, le automobili e le moto e la meccanica sofisticata.

 

C’è uno scarto però tra i primi due elementi: la cucina italiana e la qualità dei nostri prodotti alimentari sono il nostro miglior biglietto da visita per il 48% del campione, mentre la moda si ferma al 22%.

Uno scarto dovuto forse al fatto che, a differenza di quello che è accaduto per alcune grandi firme nostrane, ciò che determina il valore, la qualità e la varietà dei prodotti agroalimentari – la terra, i paesaggi, la tradizione radicata nelle campagne – non può essere delocalizzato, e la distintività di molti prodotti tipici, così noti e apprezzati all’estero, si basa ancora su una filiera produttiva tutta italiana.

 

L’immaginario riflette comunque un dato reale: il settore agroalimentare si è mostrato negli ultimi anni come uno dei più vitali e resistenti alla crisi economica, raggiungendo nel 2016 numeri da record nell’export (38 miliardi, +4% sull’anno precedente) e nell’occupazione giovanile (con un aumento del 9,1%).

 

Non è un caso dunque che proprio i giovani under 35, gli stessi protagonisti di questo ritorno alla terra, siano i più decisi sostenitori del cibo come emblema dell’Italia nel mondo!

 

Altri sostenitori di questo primato sono soprattutto le donne, in una percentuale leggermente superiore agli uomini, le casalinghe, gli abitanti del Nord e dei centri più piccoli.

Più fiducia nella moda sembrano dimostrarla i 45-54enni e chi vive al sud e nelle isole.

 

Ma i giovani, insieme a chi ha un livello di scolarità più alta, credono anche nella nostra produzione artistica e culturale: una speranza per il futuro questa, affinché anche in altri settori la capacità tutta italiana di produrre il bello venga apprezzata e sostenuta per essere riconosciuta adeguatamente anche all’estero.

Il settore che esporta più beni è in realtà quello della meccanica: rappresenta il 21% del totale delle nostre esportazioni, ma non per questo risulta rappresentativo dell’italianità. Solo gli uomini, i 55-64 e i pensionati e gli abitanti del Nord Est riconoscono a questo settore, in misura leggermente superiore alla media del campione, un valore anche per l’immagine e la rappresentazione all’estero del nostro paese, oltre a quello che svolge nella bilancia commerciale.

Dati tratti dall’Osservatorio Ixè-Coldiretti 2016.
Campione di 1.000 italiani maggiorenni

Consumatori di pesce poco informati

Ogni anno d’estate le attività di pesca con sistemi a traino si fermano per circa un mese, interessando in periodi diversi tutte le nostre coste: questo provvedimento, in essere da 30 anni, è finalizzato a rispettare il periodo riproduttivo di alcune specie ittiche e ha alcune conseguenze sul consumo di pesce fresco locale.

Solo il 25% degli italiani, però, conosce i dettagli di questo provvedimento, il 28% lo ha solo sentito nominare e il 47% non ne ha mai neanche sentito parlare.

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Inoltre il 35% di coloro che sanno cosa sia il fermo pesca non si preoccupa particolarmente degli effetti che questo può avere sull’offerta ai consumatori e il 18% crede che non ci sia alcuna differenza nel piatto. Al contrario, il 19% pensa che diminuirà l’offerta, anche delle varietà, di pesce sul mercato il 12% teme una ricaduta sui prezzi e il 9% una ‘invasione’ di pesce straniero.

Nota metodologica: campione nazionale, maggiorenni; 1000 casi; interviste CAMI, CATI, CAWI

Doggy bag, tendenza in crescita

Il 2 agosto scorso il Senato ha approvato in via definitiva una legge sugli sprechi alimentari.

Tra i tanti comportamenti virtuosi che possono contribuire alla riduzione dello spreco di alimenti c’è anche l’abitudine, molto diffusa in Paesi come gli Stati Uniti o caldeggiata fortemente anche attraverso una legge ad hoc, come in Francia, di portare a casa gli avanzi del proprio pasto consumato al ristorante (la così detta doggy bag).

In Italia il 36% dei nostri connazionali chiede, spesso o talvolta, di portare a casa gli avanzi, e il 17% lo fa raramente.

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Questo dato è incoraggiante per due motivi: perché segnala un aumento significativo rispetto allo scorso anno, quando dichiarava di chiedere la doggy bag solo il 20% degli intervistati, e perché rivela che questo comportamento è molto diffuso tra i giovani (riguarda il 46% dei 18-24enni) che dimostrano così una certa coscienza ecologica e sensibilità verso il tema dello spreco, e forse anche una maggior facilità nel rompere alcuni schemi del comportamento alimentare tradizionale.

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Al Nord Est la percentuale di chi esce dal ristorante con la sua ‘scatola da asporto’ sale al 49%: forse qui c’è una tradizione più lunga di abitudini alimentari volte a ridurre gli sprechi?

Chi non chiede la doggy bag, invece, è in maggioranza chi dichiara di non lasciare mai nulla nel piatto quando va a mangiare fuori, ma c’è anche chi crede che non sia buona educazione o, addirittura, che sia un comportamento volgare e ‘da poveracci’, e sono soprattutto i più anziani a pensarla così.

Estate 2016: le vacanze degli italiani

Estate, finalmente.

Luglio inaugura la stagione delle vacanze e 4 italiani su 10 partiranno per viaggi o luoghi di soggiorno proprio in questo mese. Con un aumento positivo nei numeri: rispetto agli anni passati, questa estate vede partire più persone e per periodi di vacanze più lunghi.

Diminuiscono notevolmente, infatti, coloro che non andranno in viaggio nemmeno per un giorno.

C’è un dato interessante che riguarda il rapporto tra vacanze e differenze di età: sembrerebbe che i giovani abbiano più possibilità e/o più tempo o semplicemente più abitudine a spostarsi viaggiare in confronto ai meno giovani, che, nel caso degli over 64, non faranno neanche un giorno di vacanza nel 54% dei casi.

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Aumenteranno, quest’anno, anche i chilometri percorsi per raggiungere le mete prescelte: la maggior parte degli intervistati rimarrà in Italia spostandosi però in regioni diverse da quelle di residenza (il 69%), e aumenteranno anche coloro che visiteranno altri paesi, europei soprattutto, ma non solo. Quasi il 40% dei 18-34enni viaggerà in Europa, un segnale, forse, di una disposizione maggiore ad allargare i confini, ad avvicinarsi all’ ‘altro europeo’, in questo periodo di incertezze sul fronte istituzionale e politico dell’Unione.
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Il mare, probabilmente soprattutto quello delle nostre coste, è sempre al primo posto nelle preferenze di chi farà una vacanza (ci andrà il 73%), seguito dalla montagna (con il 24%); aumenta, però, anche l’interesse verso luoghi meno scontati, se così si può dire, che rivelano un’apertura verso nuovi orizzonti e nuovi modi di rendere la vacanza non solo una risposta al bisogno di pausa e riposo dalle fatiche dell’anno trascorso, ma anche un’occasione per “nutrire lo spirito”.

E’ forse questa la spinta che fa scegliere a sempre più persone luoghi che offrano la possibilità di godere delle bellezze artistiche o architettoniche o partecipare a eventi culturali, concerti, spettacoli (come città, località di interesse artistico, archeologico ecc.), o, in alternativa, luoghi che permettano di riprendere contatto con una natura il più possibile incontaminata, come parchi o riserve naturali, o, più semplicemente, vera, come la campagna.

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Dove alloggeranno gli italiani durante le loro vacanze? Il 29% starà in albergo, il 25% in una appartamento in affitto, il 20% presso case di parenti o amici. E il 19% in un bed & breakfast, dato cresciuto rispetto all’anno scorso.

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Le ultime due opzioni sono le preferita dai giovanissimi con il 31% di loro che trascorrerà le vacanze godendo dell’ospitalità e della compagnia di amici e parenti e il 30% usufruirà dell’accoglienza di un bed & breakfast, soluzione che probabilmente risponde meglio alle esigenze di economicità e libertà di movimento tipiche di questa età.

 

L’olio extravergine d’oliva italiano nel mondo

LA CONOSCENZA DELLA PRODUZIONE ITALIANA DI OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA

Nel mondo, una media dell’86% dei consumatori conosce o perlomeno ha sentito parlare dell’olio extravergine d’oliva. L’area con un livello di conoscenza inferiore è l’Asia, in particolare la Cina.

Nel mondo, una media del 72% dei consumatori sa che l’Italia è un paese produttore di olio extravergine d’oliva. Anche in questo caso, l’area con un livello di conoscenza inferiore è l’Asia, in particolare la Cina. In Europa la conoscenza è molto elevata.

Meno noto (metà dei consumatori ne è al corrente) il fatto che la produzione italiana si differenzia in base al territorio di origine. Tra le nostre produzioni territoriali l’area più nota è quella dell’Italia Meridionale.

 

I PAESI PRODUTTORI CONCORRENTI

Nella misurazione della notorietà dei paesi produttori di olio d’oliva, nel mercato globale l’Italia è al primo posto.

I concorrenti a livello mondiale nel mercato dell’olio d’oliva sono in primo luogo la Spagna, seguita dalla Grecia e, a distanza, il Portogallo.

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IL CONSUMO

Il 37% dei consumatori a livello mondiale dichiara di utilizzare frequentemente l’olio extravergine d’oliva italiano. Il restate 63% lo usa raramente o mai.

I paesi dove si concentra una maggior percentuale di consumatori di olio extravergine italiano sono l’Europa (in particolare in Francia, Austria e Russia), USA e Centro-Sud America. In Asia la percentuale di consumatori di olio d’oliva risulta inferiore.

L’olio extravergine nel mondo è utilizzato soprattutto per condire, in primis verdure e poi carni e pesci. L’utilizzo per la cottura si ferma a poco più del 40% degli users di olio.

Il 20% di coloro che acquistano olio extravergine lo fa per usi estetici e curativi, una percentuale di poco inferiore lo usa come ingrediente per pani e dolci.

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LA PROPENSIONE ALL’ACQUISTO

In generale il mercato sembra rispondere molto bene all’olio extravergine di oliva italiano, con una propensione all’acquisto media del 75%, con picchi in Europa e nelle Americhe.

La maggioranza assoluta dei consumatori dichiara che al momento di acquistare un olio extravergine d’oliva non bada/baderebbe al prezzo per avere la massima qualità.

 

LA PROVENIENZA INDICATA IN ETICHETTA E I RISCHI DELL’ITALIAN SOUNDING

Il 55% degli acquirenti di olio extravergine d’oliva nel mondo, quando fa un acquisto legge l’etichetta. Il 38% la legge solo occasionalmente, il 7% non la legge mai.

 

Quando un’etichetta riporta un nome/marchio italiano, il 54% dei consumatori nel mondo è convinto di acquistare un prodotto di origine italiana.

Il fenomeno dell’italian sounding potenzialmente potrebbe colpire in Europa il 60% dei consumatori del prodotto, in USA il 67%. Comunque il 99% dei consumatori considererebbe il fenomeno come una frode.

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Nota metodologica:

Committente:  Unaprol-Consorzio Olivicolo Italiano; Metodologia:  indagine quantitativa campionaria; Metodo di raccolta dati:  questionario auto-compilato face to face; Campione:  visitatori stranieri nel padiglione Italia in Expo-Milano 2015; Dimensione campionaria:  1214 casi;Periodo di rilevazione:  ottobre 2015

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