Società

Animali in vacanza: turismo pet friendly

Quasi il 30% dei vacanzieri italiani possessori di un animale domestico intende portarlo in vacanza con sé: sono sempre di più le strutture ricettive che accolgono gli animali da compagnia o che offrono servizi prettamente dedicati a essi.

Eppure lo spazio per uno sviluppo di un turismo attento alle esigenze di animali e padroni – spiagge dedicate, servizi di ristoro durante gli spostamenti… – sembra ancora tutto da esplorare: il 15% degli intervistati si è visto costretto a lasciare a casa il proprio cane, gatto o altro amico animale anche per le difficoltà  incontrate nell’organizzazione del viaggio.

 

 

Un dato che potrebbe interessare le imprese del settore, se si considera che gli italiani sembrano sempre più propensi a spendere denaro e tempo per la cura del proprio animale domestico: il giro d’affari del mercato del pet food, ad esempio, ha superato nel 2017 i 2 miliardi di euro, secondo l’ultimo rapporto di Assalco-Zoomark.

I dati sembrano dire che chi ha figli tendenzialmente più della media cerca il modo di portare con sé  in vacanza anche i membri della famiglia di altre specie.

 

 

Dati tratti dal’Indagine Ixè-Coldiretti Estate 2018

Campione di 1000 italiani maggiorenni

 

Viaggi d’estate

Anche solo per qualche giorno, quasi l’80% degli italiani sta cercando, o cercherà, di fare un viaggio durante l’estate 2018, scegliendo di “fuggire” nei mesi più caldi.

La maggior parte degli italiani sarà in vacanza per un periodo compreso tra i quattro giorni e le due settimane, ma i più giovani – in particolare i 25-34enni – sembrano preferire (o forse sono costretti ad accontentarsi di) viaggi brevi, anche solo di un week end.

 

 

I più anziani e le donne sembrano avere meno possibilità di fare una vacanza lontano da casa: gli over 64enni che si muoveranno, però, lo faranno per periodi più lunghi.

 

 

 

Il desiderio di viaggiare sembra irrefrenabile soprattutto tra gli abitanti del Nord-Ovest, che non solo si allontaneranno da casa in maggior numero, ma anche per periodi più lunghi (13,3 giorni in media, contro gli 11,3 della media nazionale).

 

 

Gli abitanti del Centro e quelli del Sud, invece, sembrano avere meno possibilità (o meno necessità) di muoversi.

 

 

Dati tratti dal’Indagine Ixè-Coldiretti Estate 2018

Campione di 1000 italiani maggiorenni

 

Le cose che contano: famiglia, relazioni umane e cultura

Cosa condiziona o incide di più sulla costruzione della propria vita e l’immagine del proprio futuro?

I 18-34enni sembrano avere le idee chiare su ciò che “conta”: la famiglia – nel bene e nel male, probabilmente – è al primo posto, seguita subito dopo dalla relazione con gli altri, dai rapporti e dalle relazioni umane costruite ogni giorno, e da tutto quello che può essere racchiuso descritto col termine “cultura” – gli interessi, le passioni, la voglia di conoscere.

 

 

Le ragazze danno più peso al legame fatto di relazioni umane e familiari, e si differenziano dai propri coetanei anche per la maggiore importanza che attribuiscono allo studio e alle conoscenze acquisite lungo il percorso scolastico.

 

La politica e la religione sembrano avere invece meno influenza sulle scelte dei giovani: i ragazzi riconoscono alla prima un ruolo leggermente più rilevante di quanto non facciano le giovani donne, ma a entrambe – la partecipazione politica, o il ruolo delle istituzioni, e la fede religiosa – i giovani italiani sembrano non riconoscere più una funzione centrale né per la costruzione di rapporti e legami di comunità né come stimolo a coltivare interessi spirituali o ideali.

 

 

Questo “tramonto delle ideologie” sembra meno netto solo tra gli abitanti del centro e del Nord-Est: questi ultimi, insieme agli abitanti del Sud, resistono anche a quello della fede religiosa.

 

I giovani del Centro-Sud danno in generale un maggior peso alla famiglia e ai rapporti umani; nelle Isole la cultura e la scuola raggiungono i punteggi più alti.

 

 

 

Dati tratti dall’indagine Ixè per Fondazione Campagna Amica, gennaio 2018.

Campione di 500 italiani tra i 18 e i 34 anni.

 

 

Cosa sei disposto a fare?

Meglio “pony express” che “badante”: i giovani tra i 18 e i 34 anni vogliono lavorare, ma preferirebbero evitare alcuni impieghi.

Le ragazze però, pur di mantenersi e rendersi autonome, sembrano disposte a fare qualche compromesso in più rispetto ai propri coetanei – compromessi con le proprie aspettative e forse, chissà, anche sul piano dei diritti e delle garanzie riconosciute.

 

 

Colonna portante e misconosciuta del nostro sistema di welfare, il lavoro di assistenza e cura a domicilio sembra eccedere i limiti di sopportazione, fisica e psicologica, dei giovani intervistati che, nel 76% dei casi, si dichiarano non disponibili ad accettare un simile impiego (la percentuale sale all’82% tra i giovani uomini).

L’assenza di tutele (la metà dei “badanti” presenti nel nostro Paese lavora in nero) e di un dibattito che riconosca pubblicamente il valore di questo lavoro influenzano, probabilmente, questo netto rifiuto.

 

 

La distanza più grande tra uomini e donne non si nota tanto nella propensione al lavoro di cura quanto, piuttosto, nella disponibilità ad accettare un posto in un call center.

 

 

 

Dati tratti dall’indagine Ixè per Fondazione Campagna Amica, gennaio 2018.

Campione di 500 italiani tra i 18 e i 34 anni.

Secondo i più giovani, il “vero uomo” fa anche i lavori domestici

Gli uomini italiani tra i 18 e i 34 anni si occupano della casa e delle faccende quotidiane: il 33% se ne fa carico esclusivamente o prevalentemente, il 36% dichiara di dividere il lavoro in modo equo con il partner o altri conviventi.

 

 

I giovani uomini di questa generazione – “Millennials”, “Generazione Z” o come altrimenti si vuole nominare, che soffre la crisi e spesso fatica a rendersi autonoma dalla famiglia di origine – sembrano dimostrare, con questo dato, un prezioso passo verso la parità di genere.

 

 

 

 

Dati tratti dall’indagine Ixè per Fondazione Campagna Amica

gennaio 2018

Campione di 500 italiani tra i 18 e i 34 anni

 

 

Cibi da spiaggia: il pranzo al mare nell’estate 2018

Una famiglia che mangia pasta, lasagne o parmigiana sotto l’ombrellone: che sia un ricordo d’infanzia o un’immagine tra tante della cinematografia neorealista, tutti ne riconosciamo la caratteristica italianità.

In realtà, oggi, la maggior parte degli italiani sceglie di portare in spiaggia cibi leggeri (insalata di riso soprattutto), frutta e verdura.

 

I più affezionati alla tradizione di portare i carboidrati più saporiti anche in riva al mare (o al lago) sono gli abitanti del Centro Italia.

Infatti, se la caprese e la parmigiana sono i simboli del pranzo al mare per chi vive al Sud e nelle Isole, chi vive nelle regioni centrali sembra non voler rinunciare al piatto di pasta (nel 23% dei casi) o (nel15%) a uno di lasagne.

 

Chi ha figli è forse più attento a scegliere cibi sani e leggeri: le coppie senza figli e i single, invece, sono forse più liberi di partire per una giornata al sole senza preoccuparsi di come procurarsi il cibo.

Dati tratti dal’Indagine Ixè-Coldiretti Estate 2018

Campione di 1000 italiani maggiorenni

L’amore per la buona cucina è… trattorie, osterie e ristoranti tipici.

Il 34% le frequenta regolarmente, il 53% occasionalmente: l’87% degli italiani quando sceglie di mangiare fuori si dirige verso la cucina tipica e i locali più tradizionali.

Ma in Italia il 30% degli intervistati dichiara anche di pranzare o cenare al bar almeno una volta al mese.

 

 

Appena possono gli italiani sembrano voler unire al buon cibo la bellezza di un paesaggio naturale: il 55% infatti sceglie gli agriturismi; questo tipo di ristorazione ha una frequenza per lo più occasionale.

 

Il 5% frequenta abitualmente i ristoranti vegetariani, una percentuale analoga alla diffusione della dieta vegetariana in Italia. C’è però un ulteriore 20%, composto presumibilmente da non vegetariani, che vi si reca occasionalmente. Sono soprattutto i 25-34enni ad apprezzare questo tipo di alimentazione e di locali.

I fast food, le paninoteche e i pub sono frequentati abitualmente da circa 1/6 degli italiani, in particolar modo i giovani; ma la frequentazione occasionale aumenta significativamente la penetrazione della categoria.

 

Ci solo alcune tipologie di ristorazione che più di altre sono caratterizzate da una clientela omogenea anagraficamente: gli etnici, i pub, le paninoteche e lo street food sono frequentati in misura nettamente superiore dai 18-34enni. Ma nei fast food, pur con un picco  tra i 25-34enni, i frequentatori abituali si concentrano in una fascia più ampia, che abbraccia fino ai 44 anni.

Ai ristoranti vegetariani corrisponde una concentrazione maggiore di 25-34enni tra i clienti abituali.

 

 

 

La relazione positiva, amicale con il gestore è il primo criterio con cui scegliere un locale dove mangiare.

Al secondo posto si collocano le caratteristiche del menù, mentre la varietà di scelta e l’ampiezza dell’offerta sembrano non essere così importanti.

 

 

In fatto di cibo, insomma, gli italiani sembrano badare più alla sostanza che alla forma: il 33% si interessa delle materie prime usate per compore i piatti, mentre l’arte dell’”impiattare” e l’estetica del locale sembrano interessare molto meno.

 

Dati tratti dall’indagine Ixè-Coldiretti, giugno 2018

Campione di 800 italiani maggiorenni

Bagni di sole (o meglio, uomini al sole)

Un’estate al sole, per abbronzarsi sempre di più.

I maschi italiani superano le donne nella passione per la pelle dorata: la ricercherà l’82% degli intervistati i quali, nella grande maggioranza dei casi, si preoccuperanno anche di proteggersi con adeguate creme solari.

 

 

 

 

Ma abbronzarsi è ancora di moda? Se è vero che le donne interpretano per prime le tendenze, la risposta non è scontata.

Il 28% delle intervistate (contro il 23% della media del campione) dichiara infatti di non volersi esporre al sole nei prossimi mesi.

 

Non hanno dubbi, invece, i più giovani (fino ai 34 anni), i 45-54enni e gli abitanti del nord est.

 

 

 

 

Che i bagni di sole siano comunque salutari potrebbe dedursi dal comportamento dei genitori (single o in coppia). O forse è solo una scusa per sdraiarsi a occhi chiusi mentre i bambini scorrazzano in libertà.

 

 

Dati tratti dall’indagine Ixè – Coldiretti Estate 2018

maggio 2018

Campione di 1000 italiani maggiorenni

Preferisco il bio: italiani e cibo biologico

Sempre meno pesticidi e sempre più colture “naturali”: l’Italia è prima in Europa per aumento di superfici coltivate secondo il metodo biologico (+ 303.071 ettari tra il 2015 e il 2016, secondo il rapporto FIBL e AMI presentato a Norimberga lo scorso febbraio) e mantiene il primato per numero di produttori nel settore.

E il paesaggio sembra cambiare insieme al gusto degli italiani: il 20% consuma regolarmente prodotti biologici, e il 40% dichiara di acquistarli spesso, consolidando così il trend degli ultimi dieci anni.

 

 

 

 

I 25-34enni sembrano i più desiderosi di mangiare alimenti “puliti” e sani, forse anche per un’attenzione alla sostenibilità ambientale, mentre il 26% dei 55-64enni riesce a consumarli regolarmente.

 

 

 

Scegliere prodotti biologici è probabilmente l’esito di una riflessione e dell’accesso alle informazioni riguardo al rapporto tra cibo e salute e all’impatto ambientale delle produzioni agroalimentari: forse anche per questo la percentuale dei consumatori bio sale al 73% nel segmeto di popolazione con una scolarità più alta.

 

 

 

Le regioni con maggiore estensione di superfici biologiche sono quelle del Sud, ma l’abitudine di consumare alimenti bio sembra più radicata tra gli abitanti del Nord Est.

 

 

 

 

Dati tratti dall’indagine Ixè-Coldiretti ottobre 2017.

Campione di 1000 italiani maggiorenni

1° maggio 2018: lavorare o riposare?

Più del 20% dei 25-44enni considera la festa dei lavoratori un giorno come tanti, e forse molti passeranno il 1° maggio al lavoro (sarà così per 1 occupato su 5, secondo i dati elaborati dalla Cgia di Mestre).

Gli italiani che potranno riposare lo faranno soprattutto rimanendo a casa (il 34%); circa il 20%, invece, andrà a cercare il sole e un po’ d’aria aperta (il 25% degli abitanti del Centro e il 23 delle Isole).

 

1° maggio 2018: cosa faranno gli italiani

1° maggio 2018: cosa faranno gli italiani

 

1° maggio 2018: cosa faranno i giovani

1° maggio 2018: cosa faranno i giovani

 

Chi festeggerà di più, dunque? Il 12% dei 18-24enni sarà in vacanza, forse approfittando del ponte e della chiusura di scuole e università.

Sono loro, insieme agli abitanti del Sud, i più interessati a seguire un evento, andare a un concerto e forse, chissà, anche a partecipare a una manifestazione che onori, in qualche modo, la ricorrenza della Festa dei Lavoratori.

 

1° maggio 2018 in Italia: da Nord a Sud

1° maggio 2018 in Italia: da Nord a Sud

 

 

 

Dati tratti dall’indagine Ixè-Coldiretti sulla Pasqua 2018

Campione di 1000 italiani maggiorenni

 

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