indagine

I consumi di carne: la territorialità è una garanzia

Se a livello mondiale, grazie soprattutto al ruolo della Cina e dei paesi in via di sviluppo, il consumo di carne (e pesce) cresce a ritmi tanto vertiginosi da provocare allarmi per la sostenibilità ambientale dei relativi processi produttivi, in Italia, come negli altri paesi sviluppati, questa crescita sembra essersi arrestata.

Il 95% degli italiani consuma carne ma 55% di essi dichiara di averne ridotto la frequenza e la maggior parte ne mangia mediamente 100-200 grammi a settimana, dato che rimane ben al di sotto della soglia di rischio per la salute indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità (500 grammi a settimana).

 

La riduzione del consumo di carne sembra interessare in particolare i più giovani (18-24 anni), i più anziani (oltre 64 anni) e le donne.

 

I vegetariani, coloro che non mangiano né carne né pesce per motivi etici in senso lato, sono il 4% della popolazione (il 7% dei 35-44enni) e i vegani, che non mangiano nessun prodotto di origine animale, hanno raggiunto l’1%.

In quanto specie onnivora possiamo mangiare una gran varietà di alimenti, preclusi ad altre specie, ma in quanto homo sapiens possiamo scegliere, e lo facciamo sulla base di molte e diverse ragioni.

 

Quali sono i motivi della rinuncia a mangiare carne, o a ridurne il consumo?

La spinta più forte viene dall’attenzione al legame tra cibo e salute; segue la questione economica: il costo della carne o la diminuita capacità di spesa delle famiglie italiane ha inciso sulle scelte alimentari. Ci sono, infine, questioni etiche, ecologiche, di natura religiosa o culturale.

Attenzione alla salute, dunque, motivi economici e interrogativi morali, sono tutti elementi che modificano il rapporto con il cibo, e sono il risultato di un complesso intreccio fatto di ricerca di informazioni, attenzione ai dati scientifici, sensibilità etiche ed ecologiche sempre più diffuse e opinioni basate sul senso comune e sull’istinto.

 

Quali sono le garanzie ricercate per un consumo consapevole e sereno ed i criteri di scelta per i prodotti di origine animale?

Così, anche al momento di acquistare prodotti alimentari di origine animale le motivazioni qui esaminate influenzano i comportamenti e definiscono i criteri di scelta:

Il primo è la provenienza italiana del prodotto con il 45% delle risposte, seguito dalla presenza  di etichette dettagliate che ne indichino origine, provenienza e modalità di allevamento ecc. (38%).

Il ‘chilometro zero’, ovvero la ricerca di produzioni e allevamenti locali, è indicata dal 29% degli intervistati, i prodotti biologici e quelli con marchi dop, igp ecc. da circa il 20%.

Il prezzo basso, la convenienza sono importanti (19%) ma è interessante che il 26% degli italiani sarebbe disposto a spendere fino al 5% in più pur di acquistare prodotti certificati in materia di origine e qualità dei sistemi di allevamento e il 25% spenderebbe fino al 10% in più.

 

Intenzioni di voto – 21 aprile 2017

Come voterebbero oggi gli italiani:

Dati tratti dall’Osservatorio Politico Nazionale (edizione del 21/4/2017) realizzato dall’Istituto Ixè per Agorà-RAI 3

I risultati completi sono consultabili nella nostra Newsletter settimanale: per iscriversi cliccare qui.

La qualità della vita degli over 64enni

Sono attivi nella comunità

Il 66% degli over 64enni italiani dichiara di avere una vita attiva.

Mediamente partecipano in misura superiore alla media della popolazione ad attività di natura sociale e comunitaria.

anziani6

Naturalmente è lecito supporre che abbiano più tempo a disposizione poiché la gran parte è in pensione, ma non è così scontato che il tempo libero lo investano in attività, in primis, con associazioni religiose, seguite da associazioni culturali, di volontariato ed anche ambientaliste, dimostrando così non solo una adesione e pratica legata alla fede religiosa superiore alla media ma anche attenzione e dedizione per il prossimo e l’ambiente.

anziani1

anziani2

Sono attivi relazionalmente 

Mediamente un over 64enne frequenta 10 amici e 7 familiari e parenti (non conviventi).

La vita sociale quindi appare piuttosto popolata e, poiché i dati sono in linea con la media nazionale della popolazione, è indice che l’avanzare degli anni non coinvolge l’aspetto relazionale.

L’attività nella comunità e la relazionalità fanno sì che più della metà degli over 64enni si senta ancora utile. Una percentuale che si avvicina all’80% si dichiara utile alla famiglia.


anziani5

 

Sono ottimisti

Al contrario di quanto ci si aspetterebbe fisiologicamente, l’ottimismo degli attuali anziani verso il futuro risulta apicale rispetto alle altre fasce di età.

Il 73% degli over 64enni è mediamente o pienamente soddisfatto della qualità della sua vita; il 58% si sente contento o abbastanza contento.

 

anziani3

anziani4

Quanto incidono la fede e il denaro?

Inutile dire che tutti gli aspetti della qualità della vita analizzati sono direttamente correlati con lo stato di salute della persona. Ma il 63% degli over 64enni dichiara di stare bene o abbastanza bene (un ulteriore 26% dichiara di stare ‘così così’ lasciandoci il dubbio se siano pessimisti o ottimisti).

Gli over 64enni si dichiarano cattolici praticanti per il 53% contro una media nazionale del 37% e si collocano nella fascia socio-economica media e medio-alta per il 68% contro la media nazionale del 63%.

L’ottimismo non sembra legato alla classe socio-economica, o meglio, lo condiziona solo in negativo: infatti le classi socio-economiche più basse sono decisamente le meno ottimiste; tra gli over 64enni l’ottimismo più alto è nella classe media.

Anche la vita sociale è condizionata dalla classe socio-economica sono nel caso di appartenenza alle classi più svantaggiate dove il numero di amici frequentati è più basso ed analogamente quello di parenti e familiari.

La fede cattolica invece non sembra incidere né sull’ottimismo né sulla vita sociale ma, come prevedibile, amplia le adesioni alle attività in associazioni religiose e chiese.