Costume

Regali, regali, regali!

Non sappiamo cosa troveremo sotto l’albero, ma un’idea potremmo farcela: il 50% degli italiani spenderà la maggior parte del budget destinato ai regali (che quest’anno sale a 186 euro contro i 143 del 2016) per articoli di abbigliamento e accessori, il 30% soprattutto per prodotti alimentari.

 

 

Le donne scelgono il cibo più degli uomini, che invece, in misura maggiore della media, regaleranno prodotti tecnologici.

 

 

I giovani tra i 18 e i 34 anni sembrano voler regalare soprattutto cultura: libri e musica (il 37% delle risposte) ma anche biglietti per concerti, spettacoli o coupon per le più diverse attività.

 

 

 

Prodotti alimentari e giocattoli saranno invece i più ricercati da chi ha tra i 35 e i 44 anni, e se gli abitanti del nord ovest preferiscono andare sul sicuro con il cibo, l’attenzione ai più piccoli sembra particolarmente diffusa al centro.

 

 

Meno dubbi, invece, sulla ‘provenienza’ dei regali: il 70% degli italiani li acquisterà infatti nei negozi dei centri commerciali, con punte dell’86% tra i 35-44enni e dell’82% tra gli abitanti del centro.

 

Ma è il web a crescere sempre più nelle preferenze degli italiani: quest’anno lo utilizzerà il 44% degli intervistati (contro il 41% del 2016) e il 63% dei 18-34enni.

 

 

 

 

 

 

I tradizionali negozi in centro o di quartiere, infine, sembrano resistere soprattutto grazie alla fiducia dei 45-54enni.

 

 

Dati tratti dall’indagine Ixè-Coldiretti, novembre 2017.

Campione di 800 italiani maggiorenni

Gioco: dalle slot machine la dipendenza maggiore

Mediamente, la maggioranza degli italiani considera la slot machine il gioco che più degli altri genera dipendenza. Segue il video poker, quindi il casinò.
Meno ‘pericolosi’ sono considerati le scommesse sportive, il gratta e vinci e ancor meno le Sale Bingo, il Lotto e il Superenalotto; questi ultimi due in particolare sembrano avere un’immagine per niente a rischio ludopatia.

Solo il 9% della popolazione ritiene che nessun gioco di per sé provochi dipendenza.

 

 

È interessante osservare il rapporto inversamente proporzionale tra giochi praticati e percezione della ‘pericolosità’ degli stessi sul fronte della dipendenza:

  • chi è completamente estraneo al gioco riconosce una pericolosità lievemente superiore al Lotto, al Superenalotto e al Gratta e Vinci;
  • i giocatori di slot machine e videopoker sottostimano di molto, rispetto alla media, la percolosità di questi giochi; invece chi fa scommesse sportive o frequenta le sale Bingo ne sovrastima il rischio ludopatia più della media della popolazione, così come chi gioca al Lotto;
  • si potrebbe ipotizzare che questi ultimi giochi, non catalogati comunemente come veri e propri giochi d’azzardo, fanno sentire chi li pratica in qualche misura un ‘giocatore’ esposto ad un rischio.

 

 

 

 

 

Dati tratti dall’indagine sugli italiani e il gioco d’azzardo, realizzata a novembre 2017 dall’Istituto Ixè.

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Quanto ci piacciono gli agriturismi…

In un anno circa 2.200.000 persone scelgono di pernottare in un agriturismo italiano: le oltre 22mila aziende agricole che offrono servizi di ospitalità, ristorazione e molte attività legate alla campagna e all’agricoltura sono, infatti, una realtà quasi unica al mondo.

E la qualità dell’offerta è confermata dalla soddisfazione dei visitatori: il giudizio sul soggiorno in agriturismo è generalmente positivo, con un voto medio di 8,3.

 

 

I più felici della scelta fatta sembrano essere i giovani tra i 35 e i 44 anni e gli abitanti del Sud.

 

 

Quello che piace di più, degli agriturismi italiani, è la possibilità di entrare in contatto con la tradizione e la cultura contadina e locale attraverso il cibo: la buona cucina tipica e una calorosa ed empatica accoglienza (la simpatia del gestore) sono le caratteristiche più apprezzate e, probabilmente, il ricordo più durevole.

 

 

 

Dati tratti dall’indagine Ixè – Fondazione Campagna Amica, marzo 2017.

Campione di 708 italiani maggiorenni.

‘Naturale’ o ‘artificiale’? La scelta dell’albero di Natale

Forse una nuova interpretazione su quale delle due scelte sia la più ecologica e rispettosa dell’ambiente ha portato negli ultimi anni a un’inversione di tendenza: se, infatti, la maggioranza degli italiani continua a decorare un albero di Natale sintetico, sono però sempre di più coloro che scelgono di tornare alla tradizione con un albero vero.

 

 

Gli abeti utilizzati per diventare ‘alberi di natale’ sono per la maggior parte coltivati nelle aziende vivaistiche (molto diffuse soprattutto in Toscana e in Veneto), ma una parte viene anche dalla potatura e dalla gestione delle foreste, indispensabile per mantenere vivi e in salute i boschi.

 

Che sia dunque per una diversa visione ecologica o un diverso senso del bello, l’albero ‘vero’ sarà presente soprattutto nelle case dei più giovani: lo sceglie infatti il 26% dei 18-34enni (contro il 19% del campione), molti dei quali utilizzeranno un albero che già possiedono (in vaso o in giardino).

I maggiori acquirenti di nuovi abeti sono invece i 35-54enni.

I 55-64enni sembrano più affezionati all’albero sintetico.

 

 

Anche dal punto di vista geografico si possono rintracciare delle diverse preferenze: più propensi all’albero ‘vero’ sono gli abitanti del nord-est e del sud e isole.

Decisamente più ‘pro-sintetico’ gli abitanti del nord ovest e del centro.

 

 

Naturale o artificiale, comunque, quasi il 90% degli italiani farà quest’anno un albero di natale e per chi lo acquisterà ex novo la spesa media sarà di 35 euro.

 

Dati tratti dall’indagine Ixè-Coldiretti, novembre 2017.

Campione di 800 italiani maggiorenni

 

Natale e la difficile scelta tra pandoro e panettone

Con una leggera preferenza per il panettone (76%), gli italiani non hanno dubbi: entrambi i dolci saranno presenti sulle tavole di almeno il 70% degli intervistati durante le prossime festività natalizie.

I dati fanno pensare a una conferma, dunque, del buon risultato raggiunto già nel 2016, quando il giro di affari stimolato dai consumi dei dolci natalizi si aggirava intorno ai 381 milioni di euro.

 

 

Il panettone sembra preferito dai più anziani e dai 35-44enni, mentre il pandoro, oltre che dagli abitanti del Nord Est che lo riconoscono come dolce tipico della propria storia, è scelto dai più giovani: chissà se su questo dato non abbia influito anche la campagna social che invita all’acquisto di questo dolce per salvare la fabbrica che lo ha inventato.

 

 

Ma oltre all’acquisto dei due dolci simbolo del Natale, il 48% degli intervistati si cimenterà anche nella preparazione di dolci della tradizione: saranno soprattutto le donne e chi ha tra i 35 e i 54 anni.

Anche il 51% dei 18-34enni preparerà un dolce con le proprie mani: forse un segno di un nuovo interesse per l’home made che invece sembra non attrarre le fasce più anziane.

 

Non mancherà invece il dolce fatto in casa sulle tavole degli abitanti del Centro e, soprattutto, del Sud e delle Isole.

 

 

Dati tratti dall’indagine Ixè-Coldiretti, novembre 2017.

Campione di 800 italiani maggiorenni

Acquisto diretto: chi (e perché) fa la spesa dal contadino?

Acquistare frutta e verdura, formaggio, vino ecc. direttamente in azienda sembra essere un’abitudine molto diffusa e radicata nel nostro Paese: da una recente indagine del nostro Istituto risulta, infatti, che solo il 14% degli intervistati dichiara di non farlo mai.

 

 

Il 57% dichiara di comprare prodotti alimentari dal produttore da una a quattro volte al mese: i più anziani sono i più assidui (il 25% dei 55-64enni ci va quasi ogni settimana), ma l’interesse per questa modalità di fare la spesa coinvolge anche i più giovani, infatti il 30% dei 18-24enni dichiara di frequentare le aziende agricole ogni mese.

 

 

Al Sud e nelle Isole il fenomeno sembra più diffuso che in altre aree.

 

 

La spinta più forte a fare questa scelta è la convinzione che il prodotto acquistato lì dove è stato creato ha una qualità superiore: è più fresco, più saporito… più buono, insomma (71% delle risposte). Ne sono persuase soprattutto le donne, i più giovani, gli abitanti del Centro e delle Isole e chi ha una scolarità medio-alta.

 

 

La possibilità di visitare il luogo di produzione (se non quella di assistere al processo stesso) e la certezza del km 0 trasmettono agli acquirenti anche un senso di affidabilità: il prodotto così acquistato è, per il 43% degli intervistati, più sicuro e controllato di altri venduti altrove.

A influenzare la scelta della modalità d’acquisto è anche la certezza di trovare prodotti locali, del territorio, ed è interessante notare che sono soprattutto i più giovani (18-24 anni) ad apprezzare questa caratteristica: forse per un rinnovato interesse verso specialità tipiche e dimenticate, o forse per una sensibilità maggiore verso questioni ecologiche e di impatto ambientale.

 

 

 

 

Per molti, infine, fare la spesa dal contadino è anche un modo per spendere meno: la pensano così le donne, gli abitanti del Centro Sud e, soprattutto, il 54% di chi ha tra i 25 e i 34 anni;

chi ha una scolarità alta dà particolare importanza, invece, al contatto e allo scambio di informazioni e conoscenze col produttore.

 

Dati tratti dall’indagine Ixè-Coldiretti Settembre 2017.
Campione di 1.000 italiani maggiorenni

Fiori, piante e… ortaggi: il pollice verde degli italiani

Il fenomeno ha molti nomi e motivazioni diverse, ed è sempre più diffuso: gli orti urbani di quartiere o creati dalle amministrazioni locali, gli orti didattici nelle scuole, i giardini condivisi, tutti sembrano rispondere a un’esigenza diffusa di bellezza, salute e di quel particolare benessere psico-fisico che solo il rapporto con la natura, le piante e il verde possono produrre.

In sintonia con questa realtà variegata sembra essere l’attitudine privata degli italiani a circondarsi di verde anche in casa: se le piante aromatiche sembrano indispensabili (lo sono soprattutto per le donne), e quasi la metà degli italiani coltiva piante e fiori in vaso, significativo sembra il numero di coloro che coltivano orti (36%) e ortaggi anche sul proprio balcone, terrazzo o davanzale (27%).

 

 

 

Questo riavvicinamento a una nuova forma di autoproduzione – che sia un’esperienza sociale e condivisa con i propri famigliari o con gli abitanti del quartiere, o vissuta in privato, nel proprio giardino e in casa – sembra coinvolgere soprattutto i più giovani: i 18-24enni coltivano piante aromatiche (64%), un orto (46%) e ortaggi in vaso (37%) in misura maggiore della media.

 

 

Balconi e davanzali particolarmente fioriti e ricchi di piante e ortaggi sembrano essere diffusi soprattutto nell’Italia centrale, mentre la coltivazione di un orto sembra appassionare soprattutto gli abitanti del Nord Ovest.

 

 

Dati tratti dall’indagine Ixè-Coldiretti Settembre 2017.
Campione di 1.000 italiani maggiorenni

Vacanze estive e paura di attentati

La paura di attentati non frena la voglia di viaggiare e i dati raccolti nel Rapporto sul Turismo 2017 lo confermano: già il 2016 è stato un anno record, con 1,2 miliardi di arrivi internazionali e una crescita del +3,9%.

Eppure gli effetti della strategia del terrore si fanno sentire sulla scelta delle destinazioni, sulle modalità e l’organizzazione delle vacanze: nell’estate appena trascorsa il numero degli italiani che afferma di aver modificato in qualche modo le proprie abitudini e i propri progetti di viag’io aumenta in misura considerevole rispetto alle precedenti rilevazioni.

Se, infatti, in occasione dei ponti e delle ultime vacanze primaverili il 29% dichiarava di essere stato influenzato dagli episodi di terrorismo, alla vigilia delle ferie estive la percentuale è salita al 38%.

 

 

A dirsi più influenzati da questi episodi sono soprattutto le donne e i 35-54enni.

 

 

 

Dal punto di vista territoriale, gli abitanti del Centro-Sud, e delle Isole in particolare, sembrano aver risentito maggiormente della paura degli attentati nell’organizzazione delle proprie vacanze.

 

 

Gli italiani continuano a voler viaggiare, dunque, ma chi ha più paura sceglie di rimanere in Italia: il 62% di chi ha modificato le proprie abitudini o progetti di viaggio sembra trasformare la preoccupazione in un’occasione per visitare le bellezze delle regioni italiane.

 

 

Dati tratti dall’indagine Ixè-Coldiretti Estate 2017.
Campione di 800 italiani maggiorenni

Vacanze di successo

Rientrati dalle ferie si possono fare dei bilanci: quand’è che si può dire che la vacanza è andata bene?

Per il 22% degli italiani, condizione necessaria per il successo di una vacanza è la possibilità di godere della bellezza della natura.

 

 

Orizzonti nuovi, paesaggi che suscitano emozioni e che rigenerano lo spirito, sono ricercati in particolare dai viaggiatori più anziani e da chi ha una scolarità mediamente più alta.

I più giovani riconoscono il valore del verde e dell’ambiente naturale, ma desiderano anche divertirsi (fare sport, vivere la notte…) e mangiare qualcosa di nuovo e diverso dal solito: il 10% di loro, infatti, si aspetta, da una vacanza di successo, anche la scoperta di nuovi sapori.

 

 

 

Le bellezze artistiche, storiche e culturali del luogo visitato sono invece la caratteristica più importante per il 18% degli italiani – soprattutto per chi ha tra i 45 e i 54 anni e per gli abitanti delle Isole – mentre un altro 18% ritiene indispensabile il relax: riposarsi sembra essere il sinonimo di vacanza soprattutto per le donne.

 

 

Anche il fattore umano è importante: il 21% dei 35-44enni indica come priorità la gentilezza e l’accoglienza degli operatori del settore ricettivo, e il 13% degli abitanti del Centro Italia ritiene che senza la simpatia e l’ospitalità della gente del posto la vacanza non possa dirsi perfettamente riuscita.

 

Ferie (e viaggi) d’agosto

Il 55% degli italiani che hanno deciso di partire questa estate lo farà proprio in questo mese.

 

In totale, nell’estate 2017 il 73% degli italiani farà un viaggio, e solo il 20% rimarrà a casa, contro il 27 dello scorso anno.

 

Aumenta dunque la voglia di muoversi, anche solo per pochi giorni: la durata media delle vacanze è, infatti, la stessa degli ultimi anni (circa 11 giorni), ma crescono i soggiorni lunghi un weekend o una settimana.

 

Però non è tempo di vacanze per tutti allo stesso modo: gli uomini si muovono di più (l’82% contro il 64 delle donne) e rimangono in vacanza per più giorni (11,4 giorni contro i 10,9 delle donne).

 

Un altro discrimine sembra essere l’età: i più fortunati, senza dubbio, sono i 18-24enni (solo il 2% di loro resterà a casa, e il 13% farà vacanze lunghe un mese, contro il 6% della media del campione), seguiti dai 35-44enni.

Il 41% degli over 64 invece non farà viaggi: mancanza di opportunità (economiche, di salute o altro) o carenza di offerte dedicate a questa fascia d’età?

 

La probabilità di passare le ferie lontano da casa sembra crescere insieme al grado di istruzione: più è alta la scolarità, più cresce la percentuale di vacanzieri e più si allunga la durata del soggiorno, con una differenza apparentemente significativa tra il livello basso e i livelli medio e alto.

 

Gli abitanti del nord est sembrano preferire le vacanze brevi, seguiti, in questo, dagli abitanti del sud, mentre gli isolani sembrano resistere meno degli altri al desiderio di viaggiare.

 

Dati tratti dall’indagine Ixè-Coldiretti Estate 2017.
Campione di 800 italiani maggiorenni

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